THE CHARLATANS – Different Days (BMG)  

3

Paul Weller.

Kurt Wagner.

Johnny Marr.

Peter Salisbury.

Sharon Horgan.

Stephen Morris.

Anton Newcombe.

Nik Colk.

Gillan Gilbert.

Ian Rankin.

Donald Johnson.

Un cast stellare per il tredicesimo album dei mancuniani Charlatans. Che però le loro piogge di fuoco le hanno già esplose decenni fa, su un’Inghilterra che sembrava davvero immersa in un clima di festa perenne. Poi terminata, come tutte le feste.

I Charlatans di oggi ispirano invece niente più che un tenero e sincero rispetto.  

Sono come quei vecchi fochisti che si ostinano a trafficare con mortai, spolette, stoppini e polvere da sparo ma che non riescono a lanciare in aria niente più che un petardo. Ok, tredici. Tredici petardi. Bagnaticci. Molli come terriccio sul far del mattino. Di loro, dei fochisti e dei Charlatans, si apprezza lo sforzo di voler creare uno spettacolo nuovo capace di far puntare naso e occhi al cielo a chi continua nonostante tutto ad assistere al loro show, l’ostinazione a voler fare se non meglio degli altri, quantomeno dignitosamente alla pari del loro standard.

Senza riuscirci.

Non stavolta.

E, purtroppo, neppure negli ultimi quindici anni.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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