LES NEGRESSES VERTES – Famille Nombreuse (Delabel)  

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Alla fine è toccata modificarla a me, il 19 Agosto del 2016, la striminzita paginetta italiana di Wikipedia dedicata ai Negresses Vertes dove il secondo album dell’ensemble parigino giaceva col titolo storpiato in Famille Hereux forse da un decennio buono, a testimonianza di una disaffezione che il genio sregolato di Helno non merita. Anche sul sito inglese, poco ci si dilunga sulla storia di una band che, se non ha cambiato la storia della musica francese, ha avuto il merito di consegnare al mondo la faccia più sporca della sua capitale, quella dei giostrai, dei clochard, dei rom, dei quartieri meticci, delle zone malfamate. Quelle di cui dopo gli attentati dei tempi recenti la Francia si disfarebbe con gran piacere e di cui i Negresses Vertes cantarono le zuffe alcoliche, i balli improvvisati davanti alle roulotte, le dichiarazioni d’amore accompagnate da una chitarra flamenco, una tromba impertinente o un accordéon col mantice logoro.

Insomma, la memoria non è stata benevola e la storia sembra essersi accartocciata sui Negresses Vertes e averli trascinanti in fondo alla Senna, nonostante dopo la morte di Helno la band abbia tentato di tenere in qualche modo spiegato il tendone del suo circo, ormai forato inesorabilmente.

Famille Nombreuse sarebbe dunque diventato l’epitaffio artistico della formazione. Di lì a breve Zobi la mosca avrebbe punto al cuore il loro poeta alcolista per portarlo a ronzare altrove, privandoci di uno dei più brillanti giovani artisti francesi e lasciandoci soli, in compagnia di qualche suo clone. Famille Nombreuse ripercorre i quais già calpestati col disco precedente, forse con un tocco carnevalesco in più (Sang et Nuit, Hou Mamma Mia, Infidèle Cervelle). Come se ci invitassero a far festa. E come se questo invito ci servisse di monito.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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