KING HOWL – Rougarou (Talk About/Electric Valley)  

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Non li conoscevo. Che, grazie a Dio, non si può conoscere tutto e tutti.

Non li conoscevo ma c’ho fraternizzato subito.

I King Howl vengono dalla splendida terra sarda e suonano blues, con la stessa grazia dei Monster Magnet che rifanno Evil di Willie Dixon, di Jack White che suona I’m Shakin’ di Rudy Toombs o dei Motörhead quando accendevano la locomotiva di The Train Kept A-Rollin’. Come se quel famoso “incrocio” dove ogni bluesman incontrava il suo diavolo si trovasse insomma dentro un dedalo metropolitano inconciliabile con i vecchi campi di cotone.  

L’accenno acustico alla Son House che introduce Gone è dunque subito tradito in favore di un suono da carro armato, limitrofo alle saturazioni stoner e memore della lezione di certe delizie rawk ‘n roll scandinave di due decenni fa (gli Sweatmaster ricordano qualcosa a qualcuno?).

In tutto questo bellissimo frastuono stupisce trovare un canto da griot come Alone I Go ma neppure più di tanto, perché il Re Lupo mostra le zanne ad un demone, quello del blues, cui mostra il rispetto di un avversario degno di tale nome. Nonostante la sua ferocia gli sia pari.

Attenti a stare lì in mezzo, voi piccoli uomini ammansiti dal cordiale banchetto di Bake Off.    

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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