THE WAR ON DRUGS – A Deeper Understanding (Atlantic)

Del rock, come del maiale, non si butta via nulla.

Tutto può essere riciclato e anche quello che un tempo ci sembrava indigeribile alla fine, servito con qualche spezia diversa, diventa un pasto se non gradito, gradevole.

Magari lo vedi nei piatti degli amici che ti invitano a provarlo e dai oggi e dai domani, alla fine lo ordini anche tu.

È come cedere all’invito ad aggregarti al branco per andare all’All You Can Eat. Anche le palline di riso al vapore che una volta rifiutavamo quando andavamo a pranzo dalla nonna ridiventano tendenza.

I War on Drugs nelle cene sociali cui ho partecipato mio malgrado sono ad esempio passati, pur senza cambiare di molto gli ingredienti (appena un po’ di autoindulgenza in più sulle chitarre), da un piatto di seconda scelta ad un piatto gourmet. Assieme a tutte le cose che si trascinano dietro: i Dire Straits, Chris Rea, i Waterboys, Tom Petty, Elliott Murphy, lo Springsteen che ai tempi di Born in the U.S.A. giudicammo osceno e che ora ci sentiamo di beatificare nemmeno fossimo il concilio vaticano.

Come i prelati dispensiamo indulti e come i giudei carichiamo merda sui nostri carri per spargerla come concime sui nostri campi da arare.

Domani mangeremo uno sformato di miglio.

E qualcuno intingerà dal nostro piatto.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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