THE SUPREMES – Where Did Our Love Go (Motown)

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La mattina dell’8 Aprile del 1964 c’è un gran tramestio dentro lo studio A della Motown.

Quella mattina è albeggiato più presto del solito dentro la Hitsville. E il portalettere che come ogni giorno consegna a Gordy il suo numero quotidiano del Detroit Free Press caldo di stampa si trova davanti qualcosa che è a metà strada fra uno studio di registrazione, l’allestimento di un circo di equilibrismo e un cantiere di carpenteria edile. Oltre al solito giro di musicisti, produttori, cantanti quel mattino c’è anche della manovalanza spiccia. Qualcuno sta assicurando al soffitto delle assi di legno con dei cavi.

Per la registrazione del nono singolo delle Supremes Brian Holland e Lamont Dozier avevano avuto una trovata originale: usare come base ritmica uno dei rampolli dell’etichetta, un italo-americano di nome Mike Valvano più talentoso come ballerino che come cantante e la cui sorte, dopo gli insuccessi dei suoi Modifiers, era a quel punto appesa a un filo.

Anzi, due. Uno per gamba.

Perché a Valvano venne chiesto di sistemarsi su due travi sospese sopra la testa delle Supremes e di pestarle a tempo. Gli abilissimi tecnici del suono di casa Motown avrebbero fatto il resto, microfonando il suono di quei passi e creando il segreto del pezzo che avrebbe cambiato per sempre la vita di Diana Ross, delle Supremes e della Motown tutta, permettendo all’etichetta di Gordy di fare arrembaggio nel Vecchio Continente.   

Where Did Our Love Go divenne così un successo clamoroso disinnescando di fatto il senso di “pericolo” da sempre associato alla musica black che ne aveva limitato se non addirittura osteggiato la popolarità. Il trucco venne usato anche per altre session successive, finchè attorno a quel titolo non venne costruito un album intero, il secondo per le Supremes, tutto pieno di mani e piedini che battono, di tamburelli, di campanellini, di coretti appiccicosi affogati nel disimpegno più totale e assoluto.

Uno di quei dischi in grado di dare al tempo libero un valore adeguato alle nuove conquiste raggiunte dalle nuove generazioni nel mondo del lavoro.

Uno di quelli capaci di dare il via agli anni Sessanta così come ci piace ricordarli.     

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro