HOLY BARBARIANS – Cream (Beggars Banquet)  

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Il primo tentativo di Ian Atsbury di sopravvivere alla morte apparente dei Cult si chiama Holy Barbarians. Con lui c’è Scott Garrett che ha suonato sull’ultimo disco della sua vecchia band e nei Neverland, una delle tante hard-rock band californiane senza successo da cui proviene pure il chitarrista Patrick Sugg. Il progetto si rivela in realtà più provvisorio di quanto il disco che ne viene fuori sembra promettere, concludendo il suo ciclo vitale nell’arco di un unico anno. Eppure Cream non è un disco peggiore di quello rilasciato dai Cult due anni prima.

Scrollandosi di dosso la sindone grunge che appesantiva l’omonimo album dei Cult, Ian Atsbury sembra ritrovare la vivacità appassita prendendo in prestito i riffoni glam gentilmente offerti da Scott (Bodhisattva, Blind, Brother Fights, il singolone radiofonico Space Junkie) e adagiandosi su qualche ballata ruffiana (You Are There, la bella Dolly Bird ridondante di strass, la noiosissima Cream) che annacqua le medesime acque di colonia delle ballate dei Cult post-Electric e che alza le quotazioni commerciali del progetto, senza tuttavia raccogliere in sterline quanto profuso in energia e buone intenzioni.  

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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