PROTOMARTYR – Relatives in Descent (Domino)  

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Il fiume ha le sponde basse. I ciuffi d’erba che le vestono si immergono nell’acqua come cannucce accartocciate e riemergono come barbe unte da schiuma di birra. La musica dei Protomartyr solca quelle acque che sanno di piscio e detergenti industriali. L’uomo al timone è un uomo di mezz’età che borbotta e maledice ogni goccia d’acqua.

Ha la pelle sudata e l’alito di chi ha bevuto due sorsi da ogni bottiglia della stiva, solo per il gusto di poter dire che sono mezze vuote.

Porta un biglietto della lotteria accartocciato dentro la tasca sinistra della sua camicia a quadri. Un giorno si ricorderà di controllare le estrazioni, forse. Di verificare quanto la sorte gli sia avversa, per poter inveire ancora un po’.

I compagni leggono qualche rivista sgualcita.

Le notizie del giorno.

Uguali a quelle di ieri. Solo un po’ più feroci.

Una donna cerca di raggiungerli a nuoto, sin dall’inizio del viaggio. Non si sa chi sia. I suoi capelli e le sue vesti si confondono con la schiuma di quell’acqua putrida, nella disperata agonia del nuoto.

Detroit, vista da lì, somiglia tanto a Manchester. Ciminiere e mattoni. E carcasse di fabbriche sventrate. E ferro arrugginito che una volta imprigionava gli operai del turno di notte. Ora liberi. Ora senza lavoro. Arrugginiti pure loro.

Chissà se qualcuno ha poi fermato la puntina sul piatto di Ian, sembra chiedersi il capitano Joe. Chissà se Mark va ancora allo stesso bar e se ordina ancora birra scura a doppio malto. Chissà se sgrida i passanti.

Dietro di lui, i suoi compagni fanno rumore, coprendo il rumore delle bracciate di quella donna. Senza alcuna colpa e senza alcuna pietà.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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