GODZ – Contact High with The Godz (ESP-Disk)  

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Assieme ai Fugs e ai Monks, i newyorkesi Godz furono una delle cose con cui potevi mandare in pappa il cervello se avevi sedici anni nel 1966. Gente senza talento che aveva deciso di delirare sconnessamente su un palco e, se ce ne fosse stata l’occasione, su disco.

Quell’occasione gliela fornì la ESP-Disk, un’etichetta altrettanto folle che progettava di pubblicare dischi in lingua esperanto e il cui catalogo, a metà degli anni Sessanta, divenne il rifugio dei più grandi cani sciolti dell’epoca. Gente come Pharaoh Sanders, Albert Ayler, Sun Ra, i Fugs, Timothy Leary.

Le ”musiche”  dei Godz erano completamente disconnesse da tutto ciò che poteva anche lontanamente essere vicino al gusto popolare ed erano totalmente prive di una qualsiasi progettualità melodica, armonica, ritmica. Le nove “canzoni” di Contact High vengono registrate all’ASCAP per adempire agli obblighi di copyright, ma Jay Dillon, Jim McCarthy e Larry Kessler sanno benissimo che non beccheranno un quattrino in diritti d’autore: quella roba è irriproducibile e non godrà di nessun passaggio radiofonico.

Sono miagolii di gatti, filastrocche dislessiche, armoniche fuori tono, Dylan-dylaniato su un asse da lavare, Hank Williams sbeffeggiato dai pellirossa, folk disarticolati e tamburi che rotolano giù per le scale della metropolitana.

Contact High è l’inascoltabile elevato a modello di vita.

Musica che non offre ristoro, suonata da musicisti che volevano graziarsi gli Dei offrendo loro tutto il peggio che sapevano fare, mostrando ogni loro difetto, la propria inutilità.

Qui e solo qui sta la grandezza di un disco come Contact High.

Non cercateci dentro altro significato.

                                                                                                     Franco “Lys” Dimauro

                                                                                                      

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