2HURT – Eat My Skin (Lostunes)

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Il deserto è molto più una condizione dell’anima che una coordinata geografica.

Un luogo liturgico infinitamente vasto e spopolato dove puoi sentire il riverbero del tuo spirito, modularlo come un bordone in sincrono con un silenzio che può divorarti se non adeguatamente riempito.     

Ce lo insegnò tanti anni fa Guy Kyser, l’uomo che con i suoi Thin White Rope diede un suono a quello che invece è uno dei posti più silenziosi del pianeta.

Alle medesime suggestioni desertiche si ispirano gli italiani 2Hurt che alle mie orecchie sono degli esordienti assoluti ma che invece suonano e fanno dischi già da un po’, dimenticando semplicemente di inviarmeli per ascoltarli. Perché i deserti non dialogano neppure tra loro.

La musica dei 2Hurt, giocata sugli intrecci evocativi di chitarre e violino, si dipana come un germoglio in una terra inospitale, lambendo territori umorali affini a quelli dei Dirty Three, altre anime scure su cui si posa spesso la sabbia rossa dell’Uluru e la scacciano via suonando. Un po’ come fanno, appunto, i 2Hurt nelle ballate torve che scorrono come un coagulo di sangue lungo quello che è uno dei migliori dischi fatti in Italia che io abbia ascoltato quest’anno.  

Passano Neil Young, Ry Cooder, Howe Gelb, Alejandro Escovedo, Johnny Cash, Tito Larriva, i Naked Prey, i Dream Syndicate. E si, passano pure quei Fasten Belt in cui Paolo Bertozzi e Marco Di Nicolantonio spesero i migliori anni della loro vita, aiutandoci a rendere un po’ migliori pure i nostri.

Passano. E mentre passano ci sembrano tutti eroi giovani e bellissimi.  

                                                                                             

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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