PROPHETS OF RAGE – Prophets of Rage (Fantasy)  

I Rage Against the Machine furono inspiegabilmente i grandi assenti di Judgement Night, ovvero il disco che, a prescindere dalla pellicola di cui faceva da colonna sonora, sanciva le nozze definitive tra rock estremo (metal, noise, punk, hardcore) e hip-hop. Quell’assenza viene sanata quasi tre lustri dopo con l’album d’esordio dei Prophets of Rage, ovvero la band che vede i RATM sommare algebricamente il loro marchio stilistico a due voci iconiche dell’old school rap americana come Chuck D e B-Real. Manca, restando nella circonlocuzione matematica, l’elevazione a potenza ma questo, considerati gli anni che sono trascorsi dal loro arrivo sulle scene e quelli che il crossover funky-metal si porta addosso, possiamo forse perdonarglielo. Anche perché, tanto vale ammetterlo, quasi tutti hanno la pretesa che la chitarra di Tom Morello suoni come la chitarra di Tom Morello. Salvo poi accusarlo pubblicamente di suonare sempre uguale a se stesso, per fare tendenza sui social, sui blog, sulle riviste. E poi incontrarsi tutti sotto il palco di Marilyn Manson, perdendo in credibilità quello che si era guadagnato in una manifestazione di dissenso più inutile e scontata da quella che i Prophets of Rage sposano come causa prima del loro triumvirato e che cavalca l’onda emotiva dell’anti-Trumpismo rampante confutabile dal numero di consensi ricevuti dal riccone dall’acconciatura improbabile al momento della candidatura a Presidente degli Stati Uniti.

Dunque si, è vero, i Prophets of Rage suonano esattamente come una versione concettuale e stilistica neppure troppo aggiornata dei Rage Against the Machine.

Non hanno ceduto alle maglie digitali del trap.

E non hanno voluto imbracciare le chitarre acustiche come hanno fatto tanti artisti a loro coetanei.

Suonano datati. Anzi no, suonano proprio vecchi.

Con Chuck D che rima ancora Check-1-2 1-2 e Morello che su Strength in Nature torna in su la via per chiocciare  come il leopardiano pennuto.

Suonano come se la “battaglia di Los Angeles” fosse finita ieri o non fosse finita affatto, come se l’”Apocalisse del ‘91” stesse ancora sellando i suoi cavalli. Forse addirittura come se Tommie Smith e John Carlos non fossero mai scesi da quel podio, come se il mondo ricordasse ancora il sostegno discreto di Peter Norman alla loro causa, su un gradino che il gesto simbolico dei suoi rivali sportivi fece sembrare incredibilmente più basso.  

Leggermente “sporcata” dall’uso mai sovrabbondante di qualche scratch, la musica dei Prophets of Rage abbonda dunque di clichè. Il fatto che a riproporli siano le stesse mani che contribuirono a crearli non ce la rende meno abitabile se non nella misura in cui decidiamo di rifare due passi tra i muretti su cui appoggiavamo le chiappe venti anni fa e riprovare quel senso di appartenenza ad una professione di ribellione trasversale ma priva di alcun azzardo.

Forse i capelloni si sentivano così negli anni Ottanta, quando passavano sugli schermi i video dei Rokes. A noi, tocca oggi.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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