THE NEW CHRISTS – La sacra fenice della terra di Oz

Io me la ricordo l’attesa per l’album di debutto dei New Christs.

Dal 1981 al 1989 fu come l’attesa del Messia, imparando a memoria i salmi che ne annunciavano l’arrivo.

Sei singoli uno più bello dell’altro: come sgranare un rosario.

Poi alla fine arrivò Distemper, come i profeti avevano predetto.

Il Messia Younger aveva dovuto cambiare tutti gli apostoli.

Ora accanto a lui c’erano Charlie Owen, Jim Dickson, Nick Fischer.

Erano in quattro ed erano venuti a prendersi il mondo, i New Christs, come i quattro dell’oca selvaggia.

E potevano prenderselo per davvero.

Distemper era un disco roccioso e torbido.

Un rivolo di piscio che scorre tra i canyon delle Blue Mountains, a uno sputo da Sydney, capitale orientale dell’impero rock australe. La carica di dinamite dei Radio Birdman piazzata dentro i cunicoli più bui ed impervi di quelle montagne, pronte a saltare come il grisù.

Nonostante tutti si aspettino una Born Out of Time e nonostante Born Out of Time non ci sia, Distemper non fallisce un solo colpo.

I New Christs sparano senza alcun timore.

E di cosa cazzo puoi avere paura quando hai un arsenale stracolmo di armi come Black Hole, Face a New God, Like a Curse, I Swear, Born out of Time, Dead Girl, Headin’ South o le nuove No Way On Earth, There’s No Time, The Burning of Rome, Bed of Nails, Afterburn? Un plotone d’esecuzione schierato davanti al vostro petto.

Nessuno lascerà vivo il deserto australiano, statene certi. Neppure voi e i vostri cari.

In ginocchio adesso. Preghiamo….

 

I New Christs compaiono e scompaiono dalla cronaca del rock senza in realtà andare mai via per davvero. I quasi dieci anni che separano il loro album di debutto dall’album successivo sono costellati da una serie di scioglimenti, reunion e rimpasti di formazione. A tenere vivo l’interesse attorno alla band ci pensa la californiana Lance Rock Records che pubblica una raccolta di materiale degli anni Ottanta e due E.P. in formato 10”nuovi di zecca intitolati Pedestal Woe Betide. Se  il primo è un lavoro messo su proprio per esigenze di “visibilità” per il quale vengono recuperate un paio di ruggenti demo cui Rob si limita a ri-registrare le tracce vocali e scelte due cover in cui per la prima e unica volta nella storia dei New Christs fa la sua apparizione una tromba (in sostituzione del flauto della She Comes in Colours originale) ma cantate in maniera leggermente maldestra, il secondo (senza più Bill Gibbons, finito a dare manforte ai Lemonheads prima, ai Celibate Rifles dopo e prodotto dallo stesso Younger) si mostra lavoro più compiuto, con la The Half That’s Left a farla da padrona ammantata nella sua cappa scura, nonostante siano brani d’assalto come Woe Beside e Only a Hole a scaldare i cuori. Entrambi gli E.P. verranno ristampati quasi in contemporanea dalla Citadel e quindi fusi assieme proprio a ridosso della pubblicazione del terzo album ufficiale su questa raccolta di stracci usati intitolata These Rags.

Provate voi a dire che il mondo non vi piace, quando passa la processione dei Nuovi Cristi, che io proprio non riesco.     

                                                                                 

Tra Distemper e Lower Yourself passano nove anni.

I matrimoni spesso durano molto meno.

Quelli di Rob Younger con i suoi compagni non fanno eccezione: per il secondo album la formazione dei New Christs è completamente cambiata attorno a Rob, l’unico vero Cristo del rock australiano, nuovo e non.

Per Lower Yourself vengono assoldati Christian Houllemare già negli Happy Hate Me Nots e accanto a Dom Mariani nei Someloves al basso, Peter Kelly dei Vanilla Chainsaws alla batteria e Mark Wilkinson dei Lime Spiders alla chitarra.

John Hoey e Sunil De Silva si occupano di tastiere elettroniche e percussioni.

È il 1997 e Rob è disgustato dalla sua città e dalle poche attenzioni che riserva alla sua band che viene invece accolta sempre con grandissimo entusiasmo dai fans europei. Ed è proprio poco prima di imbarcarsi nell’ennesimo tour oltreoceano (che stavolta li porterà anche in Italia per ben tre date, NdLYS) che Rob decide di mettere su la nuova line-up e scrivere qualche nuovo pezzo da affiancare ai classici del gruppo. Il titolo è invece mirato a denigrare l’eccesso di autostima di cui i suoi conterranei fanno spesso sfoggio. Molto probabilmente tra i bersagli ci sono anche i vecchi compagni dei primi dischi, colpevoli di non aver avuto la tenacia di credere fino in fondo nel sogno rock ‘n roll dei New Christs sottraendosi al tavolo da gioco una volta realizzato che il banco era truccato e che le poche fiches con cui si erano seduti a giocare non si sarebbero forse mai trasformate in dollari veri.

Tutto il disgusto di Rob diventa nero catrame rock ‘n roll mostrando l’ennesima rivincita di Rob sul rock ‘n roll, la rivincita di chi, fedele al suo cognome, si rifiuta di invecchiare e gabba ancora una volta il tempo e le sue leggi, sputando veleno su pezzi come We Have Landed, Jenny, Here & Now, When, Words Fail We, Fuzz Expo, Annalise, I Come Cheap e Party Time capaci di tenere acceso il vecchio fuoco detroitiano dei Birdman grazie alla forte fisicità dell’ assalto chitarristico, alla ritmica potente e alla voce sempre sudicia e scura di Rob.

Benvenuti in Australia, la seconda terra promessa del rock ‘n roll.

 

Ti mette bene sapere che Rob Younger si ostini a respirare la muffa di qualche cantina, è una sorta di riscatto morale per i risparmi spesi comprando dischi di lercio rock ‘n roll ignorando le centinaia di cazzate che dal 1974, anno di nascita dei Radio Birdman, a oggi ci sono state propagandate come l’ennesima rivoluzione. Rob era lì quando l’aussie-rock era appena una larva, era lì quando diventò una delle solite next-big-thing pronte a mangiarsi il pianeta, è ancora qui ora che nessuno ne parla più e che l’Australia pare inghiottita dai suoi deserti. Ok, vi diranno che non c’è nessuna Born Out of Time qui dentro, ed è una considerazione stronza visto che  non ce n’era una nemmeno in Distemper o nel più recente Lower Yourself ma come quelli anche il  travagliatissimo We Got This!  del 2002 è disco che trasmette l’ansia e il vigore che i New Christs hanno sempre tirato fuori,  appena un po’ velate dall’amarezza che spesso Rob lascia filtrare dai testi di queste 15 canzoni e che la sua voce abilmente annoiata sembra enfatizzare a dismisura. Ci sono solo due cose rotonde e con un bel buco al centro che amo, e la seconda sono dischi come questi.

 

Le novità post-album si chiamano Brent Williams (sei corde nei Two Headed Dog) e Dave Kettley (dei Dead Set, prodotti proprio da Rob Younger): sono loro le nuove chitarre ad affiancare Rob da We Got This! in avanti. L’altra cosa nuova, quando nel 2009 arriva sui tavoli Gloria è la label: piccola, fiera e indipendente. Quella che resta intatta è la furia grezza dei New Christs. Torbida come la loro storia, iniziata quasi 30 anni prima e sputata fuori a singhiozzi:

uno scaracchio di sangue ogni volta che Rob sentiva il bisogno di espettorarsi dalle sue ulcere di rock ‘n roll. Gloria è un disco dove le chitarre marcano il territorio, forse anche in maniera eccessiva. La prima parte del disco rimane quasi “schiacciata” dalle sei corde mentre a mio avviso i New Christs danno il meglio di se quando questo muro di suono si sgrana, come quando su Psych Nurse fa capolino un malinconico piano a rendere tutto un po’ più sofferto. Il tour a valle chiarirà il sospetto che fosse solo un “vizio” di produzione. In quel frattempo, Gloria ci fece comunque da ottima compagnia.

 

Il 7 Maggio del 2011 il Surry Hills Excelsior di Sydney, dopo essere stato rilevato da Justin Hemmes, sparecchia i tavoli, spurga le spine della birra, ripulisce la cucina e chiude le sue porte alla musica dal vivo dopo aver ospitato ogni band della città per sette sere a settimana. È qui che i Radio Birdman si esibiscono per la prima volta, nel 1974. È qui che 37 anni dopo i New Christs si esibiscono per la serata finale, assieme a Leadfinger e Cool Charmers. Rob Younger, che è un patito dei dischi dal vivo, ha registrato una parte del set dei Cristi e se lo porta in giro per venderlo durante il nuovo tour sotto il semplice titolo di Live 2011. Quattordici i pezzi selezionati, soprattutto dal repertorio più recente, copertina essenziale, equalizzazione a livelli non altissimi (soprattutto per quanto riguarda la voce, spesso schiacciata dal muro di suono della band). Insomma, un bootleg legale appena appena ripulito da Brent Williams con la band sempre in gran forma, qualche omissis sacrilego (Jenny da Lower Yourself per esempio, NdLYS) ma energia da vendere. O da comprare, fate voi.

 

In Australia gli eucalipti piangono lacrime blu.

Se dalla baia di Sydney giri le spalle al mare, puoi vederli tingere di blu una fascia di rocce che si staglia sull’orizzonte.

Sono le Blue Mountains.

Stanno lì, a due ore di macchina dalla città e sembra vogliano proteggerla separandola dal resto del mondo.

Un esercito di roccia a guardia della città.

Il Capitano Piddington. Il Colonnello York. Il Maggiore Boyce. Il Sergente Wilson.

E, a fianco a loro, il Tenente Colonnello Younger. Classe 1953. Una carriera militare cominciata a venti anni e ancora fulgida e brillante.

Da trentacinque anni è alla guida dei New Christs, nonostante il logo dei Radio Birdman sia ancora in bella vista fra le mostrine.

Se avete fatto la naja nella caserma giusta, sapete di che/chi sto parlando.

Incantations è il quinto album dei New Christs in 35 anni. E io amo la gente che si fa vedere poco. Younger è uno di questi. Nonostante il suo nome, dicevamo, non abbia mai smesso di proiettare la sua ombra su Sydney, rendendolo un posto migliore. Malgrado gli avvicendamenti nella line-up (l’ultimo è quello che registra l’arrivo di Paul Larsen dei Celibate Rifles, NdLYS), il suono dei New Christs è rimasto fondamentalmente invariato: un compatto e minaccioso power-rock che non ama gli eccessi ma si muove quasi sotto il ciglio delle dune sabbiose del deserto australiano, come un serpente che striscia tirando di tanto in tanto fuori la testa per farci sentire i suoi sonagli sintonizzati a quelli di altri animali striscianti come Only Ones e Magazine.

Se avete idea di cosa vi aspetta, non resterete delusi.

Se non ne avete neppure il sospetto restate pure dove siete.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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