WILD EVEL AND THE TRASHBONES – Digging My Grave (Dirty Water)  

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Wild Evel si firmava già così ai tempi degli Staggers, invasori austriaci dello scorso decennio. Ma adesso il suo nome campeggia in tutta la sua greve maestosità sui dischi dei Trashbones.

Il “passaggio di consegne” dall’uno all’altro gruppo avvenne una mezza dozzina d’anni fa su un 7” condiviso pubblicato dalla Screaming Apple. Da allora i Trashbones hanno girovagato per un bel po’ di labels fino ad arrivare per questo secondo album alla corte della Dirty Water Records. La lunga attesa per il nuovo disco è abbondantemente ripagata dal contenuto di Digging My Grave, fenomenale assortimento di volgarità garage in bilico tra l’horror-trash di John Zacherle e Screaming Lord Sutch, il beat dei Fleshtones e il sixties-punk più sguaiato. Campo in cui, val la pena dirlo, Wild Evel e la sua congrega di becchini riescono a rubare la corona a tante band ben più blasonate.

Pezzi come Telling Lies, Why Can’t We Be, Fried Chicken Legs, Bugs on My Back, I Lost My Mind faranno la felicità di tutti coloro ai quali, quando gli chiedono di nominare qualche garage band, saltano subito in mente i nomi di Gruesomes, Crimson Shadows e Ugly Things.  

Tutti gli altri, tutti quelli che hanno dimenticato, che hanno sostituito i nomi sacri con quelli di piccoli nerd che fanno chiasso in cameretta mentre la mamma gli prepara i pancake, che rompono le palle ai primi di Ottobre per abolire la festa di Halloween e di nuovo ai primi di Dicembre con gli auguri di Natale falsi come i loro abeti, stiano lontani da qui.

E da me.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

 

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AA. VV. – Live Stiffs Live (Stiff)  

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Nell’estate del 1977 Dave Robinson e Andrew Jakeman, titolari del marchio Stiff, pensano di presentare al pubblico tutti i neo-acquisti della loro scuderia in un tour promozionale chiamato 5 Live Stiffs e che porterà in giro per l’Inghilterra per 24 date Ian Dury, Elvis Costello, Nick Lowe, Wreckless Eric e Larry Wallis con tanto di musicisti al seguito, non necessariamente quelli delle band che li accompagnano su disco. Ma del resto l’idea che Dave e Jake vogliono trasmettere della loro etichetta è quella di un’unica, grande famiglia, e quella è.

Lo show prevede due ore e mezzo di concerto, con un set di mezz’ora per ogni act, con conclusione affidata puntualmente a quello che è l’inno del tour: una versione corale di Sex and Drugs and Rock ‘n Roll di Ian Dury.

Un esperimento promozionale costato all’epoca qualcosa come 11000 Sterline, recuperati solo in parte.

Il souvenir discografico (ne esiste anche una versione video, già annunciata all’epoca sulla copertina ma in realtà resa pubblica solo nel 2014, NdLYS) dell’avvenimento è risicatissimo e purtroppo, malgrado gli scaffali siano affollati di ristampe deluxe, gran turismo e station wagon, nessuno si è preso la briga di allungare la striminzita scaletta di trentacinque minuti. Cosicché dopo quarant’anni Live Stiffs Live rimane quel che fu allora: un piccolo documento di un’attitudine, quello della Stiff, dove l’identificazione fra artista, pubblico ed etichetta era un requisito essenziale per l’affermazione della Stiff come etichetta più cool dell’Inghilterra, anche sotto il fuoco “nemico” del punk (il cui primo B-52 di era alzato proprio sotto l’egida della label londinese).

La musica è quella cui pensate ogni volta che il logo della Stiff passa sotto i vostri musi. Se non vi piace…it ain’t worth a fuck.   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro