MAURIZIO CAMPISI – Everybody Wants to Know (Area Pirata)  

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Cinque anni in fin dei conti sono la durata del sogno rock ‘n roll perfetto.

In pochissimi hanno saputo sognare un po’ più a lungo, nonostante la lista della loro discografia si allungasse per almeno il doppio del tempo, Sick Rose compresi. Eppure (e casi ne potrei citare a centinaia) nonostante la longevità di molte rock band, l’impeto burrascoso di quel sogno primordiale capace di scardinare porte e pareti, quelle oniriche immagini di una vita autenticamente rock ‘n roll, genuinamente selvaggia, in grado di beffare la famelica disfatta del tempo era in realtà durata davvero pochi anni. Poi, quello del musicista rock sarebbe diventato per quasi tutti un lavoro come un altro. Con entrate in molti casi più importanti ma tutto sommato senza l’entusiasmo che aveva fatto vibrare quei corpi adesso pingui e flaccidi come quelli dei gloriosi eroi delle saghe nibelunghe.

Cinque anni. E poi molti di quei castelli di carta sferzati giorno per giorno dal vento dell’ovvietà o da quelli dell’odio, della sfortuna, dell’eccesso o dell’omologazione, sarebbero crollati.

Anche quello di Maurizio Campisi, il chitarrista destinato a suonare il basso sui dischi della più grande garage-band italiana di tutti i tempi, da Get Along Girl! dell’86 fino a Floating del 1990. Cinque anni, appunto. Che sono quelli raccontati in quello che non è il suo primo libro, ma è il primo dedicato al suo sogno rock ‘n roll osteggiato dentro e fuori dalle mura di casa affinchè non si realizzasse. Ma che invece, nonostante tutto e tutti, si realizzò. E spinse altri, assieme o dopo di lui, a sognare. Perché il sogno del rock ‘n roll è un sogno contagioso. Come è contagiosa la scrittura di Campisi. Il suo lavoro “dalle nove alle cinque” di allora, del resto. E il suo lavoro ancora oggi che ha trasferito baracca e burattini in Costa Rica, dando ragione a quanto predetto dall’indovina quando il corpo dei Sick Rose era ancora caldo e vibrante, placando le ansie della madre. Ma di questo e di altri aneddoti leggerete qui dentro. E leggerete di come il tempo divora le cose, parimenti all’abitudine. Di come strade a lungo familiari si trasformino in serpenti impraticabili. Di come volti amici diventino alla fine anonime maschere da indossare su un palco o in uno studio. Di come ogni cosa possa prosciugarsi quando non è annaffiata e di come possa marcire comunque, quando è annaffiata troppo. Di come quella rosa malata, sia alla fine appassita.

Leggerete, e ricorderete come anche molti vostri sogni si siano spenti, siano diventati fumo della memoria, cenere di vite rincorse e mai raggiunte, bivi infilati ad alta velocità ma nella direzione sbagliata.

Leggerete e rimetterete mano al vostro archivio di canzoni dei Sick Rose, potete starne certi. Perché abbiamo tutti condiviso il loro sogno. Che ci sembrava un sogno a portata di mano. E che poi dalle mani ci è sfuggito, distratti da qualcosa che ci sembrava più giovane, più cattivo, più moderno. Mentre invecchiavamo.     

  

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

                                           

                               

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