AFRICA UNITE – Babilonia e poesia (Vox Pop)  

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L’esperienza estemporanea della To.sse, il collettivo nato quasi per gioco all’interno del più ampio movimento delle posse di estrazione raggamuffin/hip-hop e che vedeva gli Africa United, a fianco di amici vecchi e nuovi come i Mau Mau, Il Generale, Militant P., Papa Ricky, Lele Gaudì, Aliosha dei Casino Royale e Bobo dei Fratelli di Soledad cimentarsi per la prima volta con l’idioma italiano, aveva fatto zampillare nel gruppo torinese una nuova consapevolezza nell’uso della lingua e nella riscoperta della ricchezza dei dialetti. È questa presa di coscienza a prorompere in quello che è da considerare come il primo album di “reggae italiano” non solo della loro storia ma di tutta l’intera discografia nazionale.

Un nuovo inizio registrato all’anagrafe con una leggera modifica alla ragione sociale del gruppo e siglato da un contratto nuovo di zecca con una delle etichette indipendenti più importanti della nazione, ovvero la Vox Pop di Giacomo Spazio e Manuel Agnelli, l’etichetta destinata a lasciare un solco profondissimo (più profondo della famosa vagina stilizzata usata come logo) nelle produzioni italiane degli anni Novanta se non per quantità, sicuramente per “attitudine” e coraggio imprenditoriale. L’intraprendenza di Bunna e Madaski è premiata con la pubblicazione di un disco dall’impatto formidabile, dalla scioltezza linguistica coinvolgente (valga per tutti l’”inossidabile” Ruggine e mi si perdoni il voluto ossimoro, NdLYS) e improntato ad un roots reggae che non disdegna di farsi distorcere dai rumorosi torni di Mada (Dub Dub Daddy, Babilonia e poesia) e dalle rubiconde e contagiose giostre linguistiche offerte dal dialetto (l’ibridazione sicula/patois di Curtaglia condivisa con la crew del Massilia Soundsystem che dal Mar dei Caraibi approda nell’area mediterranea dei Kunsertu), pur presentando un paio di episodi che sono inevitabilmente destinati ad invecchiare precocemente in quanto figli diretti della retorica da centro sociale tanto diffusa di quegli anni (Nella mia città, Molto importante).

Babilonia e poesia segna uno snodo  epocale nell’ondeggiante scena reggae italiana e a distanza di anni suona ancora corroborante come all’epoca in cui fu scritto. Malgrado le mura di Babilonia non siano state intaccate.            

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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