THE UNTOLD FABLES – Aesop’s Apocalypse (Dionysus)  

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Il passaggio di Robert Butler tra le fila dei Miracle Workers consegna gli Untold Fables alla storia senza tuttavia cancellarne la memoria. E del resto, come avrebbe potuto, dopo un esordio strepitoso come Every Mother’s Nightmare e i due singoli usciti proprio mentre Butler stringe alleanza con Mohr, Rogers e Trautman? È proprio il contenuto di quei singoli, quasi per intero, lo scheletro attorno al quale la Dionysus assembla il “secondo” album del gruppo, non avendo ricevuto quelli che dovevano essere i provini di I Love Lee. Il risultato, abbastanza approssimativo nella forma (alcuni titoli vengono inspiegabilmente troncati o deformati sulla copertina), non fa che alimentare l’amarezza per la perdita di una delle migliori garage-band californiane, in grado di eguagliare la forza devastante dei Morlocks, nei cui territori la loro Spit the Winkle e la cover di By My Side sembrano desiderose di inoltrarsi.

Ma l’amore per il sixties-punk non viene intaccato.

Semplicemente, azzannato con una voracità ancora più animalesca.

Pezzi come I Think, To Be Your Man, Wendylyn o Watch Your Step Woman si staccano dal soffitto del Crawdaddy, del Pandora’s Box o dell’Haunted House per schiacciarci come scarafaggi, raccontando le ultime favole e gli ultimi incubi di una delle più incredibili, animalesche, brutali garage-band degli anni Ottanta.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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