BANCO DEL MUTUO SOCCORSO – Io sono nato libero 1973-2017 (Legacy Edition) (Sony Music)  

1

Nella memoria collettiva l’11 Settembre resterà probabilmente per sempre associato all’attentato delle Torri Gemelle di Manhattan che si portò via tremila anime nel 2011. Un colpo inferto al cuore dell’Occidente in maniera troppo clamorosa in grado di cancellare il ricordo dell’11 Settembre più atroce della storia contemporanea. Ovvero quello del 1973 che invece garantì a Dio un numero dieci volte superiore di vittime e al godimento di Satana gli atroci spettacoli di tortura per un numero equivalente al doppio di quello, assicurando un’equa spartizione del bottino. Quel giorno, poco prima di essere ucciso, il presidente Salvador Allende concludeva con queste amare parole il suo ultimo discorso via radio: “andate avanti con la certezza che molto presto si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste e solo queste sono le mie ultime parole, con la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Con la certezza che ci sarà una punizione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.

Quello stesso giorno Victor Jara, il più importante cantautore cileno, viene condotto nello stadio di Santiago trasformato in un improvvisato ma non meno crudele campo di concentramento e gli vengono maciullate le mani, pestate dalle suole degli scarponi delle truppe fasciste di Pinochet e dai calci dei loro fucili, punite per aver cantato la libertà. Qualche giorno dopo averlo ucciso, il nuovo regime non solo confischerà tutte le copie disponibili o già vendute dei suoi dischi ma porterà al macero le matrici, affinchè scompaiano dalla storia.

In Italia le notizie e le immagini di quel golpe arrivano coi tempi e la qualità che la tecnologia di allora permettevano. Sono immagini sgranate di rastrellamenti, di bombardamenti, di aerei in volo che lanciano dall’alto i corpi agonizzanti di uomini legati col fil di ferro, di prigionieri accatastati come bestie destinate al macello sotto le tribune dell’Estadio Chile. Sarà con quel titolo che Pete Seeger metterà in musica gli ultimi versi scritti da Jara proprio in quel luogo. Lente, sgranate, ma arrivano. E colpiscono l’immaginario delle menti più fertili della nostra penisola. Tra queste, quelle di Vittorio Nocenzi e Francesco Di Giacomo che decidono di dedicare alla terra cilena martoriata dalla dittatura e dai militari il loro nuovo, terzo disco. Io sono nato libero viene scritto di getto, ispirato dall’orrore di quegli avvenimenti. Appena un mese dopo quell’11 Settembre il Banco è già in sala d’incisione per registrare quei quaranta minuti di musica. Io sono nato libero è un disco politico, lo è al di là di ogni ragionevole dubbio. Lo è apertamente sin dal titolo della lunghissima traccia inaugurale. Ma, come nella tradizione del gruppo romano, utilizza il pretesto per un viaggio metaforico che si sgancia dai luoghi reali e dalle trappole del tempo per diventare percorso onirico, visionario sospeso tra fiaba e realtà. Non si schiera mai apertamente, se non dalla parte della libertà ideologica che è diritto universale ed imprescindibile su cui fondare un concetto di pacifismo reale, di democrazia liberale.

A ben vedere non siamo molto distanti dal concetto già espresso su Darwin! sul quale l’evoluzione dell’uomo e la sua emancipazione intellettuale era vista come strettamente legata alla propria capacità di liberarsi dai vincoli imposti dal suo Creatore. Musicalmente l’album ribadisce l’idea senza lasciarsi imprigionare da nessuna forma musicale, mutando costantemente atmosfere e suggestioni, rifuggendo anche dalle tirannie del cronometro, creando una tensione drammatica di ritmi dispari, sviluppandosi orizzontalmente e verticalmente in un dilagare di rarefazioni ed accelerazioni, di stratificazione e di esposizione cromatica di ogni strumento. Un disco barbaro, che non conosce la rassegnazione e mal tollera le redini. Questa meritata e meritevole riedizione gli affianca quello che può considerarsi il suo ideale seguito, figlio di quella identica fame di libertà che ancora oggi continua a divorare l’intestino del mondo. La libertà difficile condivide con il suo progenitore ispirazione e tematica e ne rielabora alcuni frammenti e, nell’intervista conclusiva a Vittorio Nocenzi, ne racconta la genesi dell’uno e dell’altro. L’umore ha sfumature diverse, perché diverso è il contesto personale e sociale in cui il Banco di muove adesso e se il risultato può sembrare anacronistico nel suono, con le sue esasperazioni prog che adesso suonano antiche anziché innovative e premiano più la memoria che il coraggio, di certo non lo è la ricontestualizzazione degli argomenti. La libertà resta uno dei traguardi più difficili da conquistare e da preservare, oggi come allora. Io sono nato libero ci aiuta a rifletterci sopra, mentre stiamo comodamente seduti nel nostro bel salotto pieno di belle cose che diamo per scontato nessuno ci porterà via.   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

Annunci