ESCAPE-ISM – Introduction to Escape-ism (Merge)  

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Ci si può divertire con tutto. È concesso. È tollerabile. Forse anche auspicabile. 

Ian Svenonious si è divertito un po’ con tutto, nella sua vita artistica. Dal punk al noise, dalla musica elettronica al gospel, dal garage-trash al funky.

Si è divertito e ci ha fatto divertire. Non sempre, ma in linea di massima abbiamo sopportato il suo pigolio con stoica benevolenza. 

L’ultimo suo diletto pare sia quello di mettere a bollire le sue visioni critiche sul mondo dentro la pentola di musica sintetica dei Suicide. Ma di divertimento, ahimè, ne offre ben poco. Non tanto per la logorante ripetitività e il minimalismo del flusso sonoro che erano già tipiche del duo newyorkese e che pure amammo anche privo di sorrisi ma piuttosto per la seriosa superbia che lo anima.

Ian esegue piccolissimi ricami alla chitarra, distorti e dilatati dagli effetti e canta vicinissimo col muso appoggiato al microfono, in modo che ogni suo sospiro diventi un orgasmo, ogni rantolo un mugugno di piacere. Eppure non sempre questa sensualità prorompente riesce a trasformarsi in qualcosa di veramente erotico e quasi tutte le canzoni del suo disco solista si spengono senza nessuna vera esplosione di piacere e, il più delle volte, senza neppure un vero finale. Tornano semplicemente nel nulla da cui erano venute, abbassando repentinamente il cursore del volume, smorzandosi come se qualcuno avesse soffiato sulle loro candele piezoelettriche.

Incapaci di trovare un qualche compimento. O, molto più semplicemente, affondate dalla loro stessa svogliatezza che è alla fine anche un po’ la nostra.     

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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