THE FALL – 458489 A Sides (Beggars Banquet)

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Magari avete voglia di partire alla scoperta dei Fall.

E magari, verosimilmente, non sapete da dove cazzo partire.  

Trentadue album in studio più annessi e connessi metterebbero soggezione a chiunque. Figurarsi se state partendo di corsa, perché i link sulla morte di Mark E. Smith vi impongono, se non l’amore, quantomeno la curiosità.

Perché non è vero che vanno via i migliori. Andiamo via proprio tutti, anche i peggiori. Anche quelli cui il culo piace ma non ne hanno mai leccato uno.

Quelli che non stringono la mano a nessuno, perché con le mani ci si pulisce il sedere e un po’ di quella merda, quando te le porgono, ti resta sempre appiccicata addosso.

Quelli che non ridono mai fuori dalle mura di casa. E quando lo fanno, hanno un’espressione buffa, mai divertita. Che il mondo merita una linguaccia, non una fossetta sulla guancia. Quelli come me, quelli come Mark Edward Smith. Morto nei pochi mesi che nella vita si è sempre concesso tra un disco e l’altro. Una piccolissima pausa che stavolta ha voluto regalare alla morte.

È morto mentre le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse toccano il punto di allerta più alta dal 1984, proprio l’anno da cui prende il via questa raccolta di singoli che si chiude nel 1989.

Gli anni in cui i Fall avrebbero potuto arrivare nelle classifiche, se solo Mark avesse sorriso di più. Se solo sua moglie Brix si fosse spogliata un po’ di più.

E invece non ci finirono. Nonostante canzoni come Big New Prinz o Hit the North e cover mostruose di pezzi come Mr. Pharmacist e Victoria. Nonostante una cosa sudicia ma vestita con gli abiti più puliti del guardaroba di casa Smith come Hey! Luciani, uno dei dieci singoli inglesi più belli di sempre.  

 Non ci finirono allora e non ci finiranno adesso, nonostante le visualizzazioni su Youtube destinate a prosperare per qualche giorno a ridosso della sua morte, motivate da una nostalgia che a Mark farebbe ribrezzo, e che torneranno presto alla galleggiante indifferenza di sempre.   

Però voi potete davvero iniziare. Non è mai troppo tardi per conoscere i Fall, per conoscerli veramente. Cominciando da qui, che vi viene facile facile.

Ciao Mark. Insegna a Dio a non avere pietà.

 

                                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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THE BELLRAYS – Punk Funk Rock Soul Vol. 2 (U&Media)  

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Eccola, l’attesa portata dopo l’assaggino estivo dell’EP Punk Funk Rock Soul.

Ormai da anni i BellRays hanno fatto il “grande salto” che ha portato il loro nome dai magazine votati al rock ‘n roll più zozzo a recensioni entusiaste su un giornale per panzuti impiegati di banca col pallino del rock come Classic Rock sacrificando il loro lato più lurido per un soul/rock un po’ di maniera, rimanendo ciò nonostante un gruppo da salvare. Certo, col passare degli anni sono un po’ diventati i Blues Brothers di se stessi, con buona pace per i treni voodoo e i blues per Godzilla che infestavano i primi dischi, anche se il titolo sembra voler celebrare quella mistura già celebrata quasi venti anni fa sul bellissimo split con gli Streetwalkin’ Cheetahs.

Tanto per sgombrare subito il campo da eventuali dubbi su un ritorno alle radici, diciamo subito che del punk che apre la lista scelta come titolo non c’è neppure l’odore. Come del resto non si respira nessun puzzo funk. Si tratta dunque essenzialmente di soul music suonata con la classica, asciutta strumentazione rock “di base”: basso-chitarra-batteria e, ovviamente, la voce della Kekaula ormai così “avanzata” rispetto agli strumenti che sembra di vedersela girare per casa. E magari fosse. D’altro canto tutta l’intera infrastruttura è ormai così ben calibrata che i BellRays potrebbero benissimo passare in prima serata e far battere le manine a tre generazioni di familiari coi culi affiancati sul divano di casa.

Però i BellRays non oltrepassano mai la soglia del cattivo gusto e, lacca o meno, non si riesce a voler loro del male, anche perché alla fine qualche bel brano lo azzeccano sempre (in questo caso Bad Reaction, Man Enough, l’insolita Now ma anche lo spudorato soul-pop da classifica di Brand New Day che, se fossero state affidate alle mani di Rob Younger, Tim Kerr o Mike Mariconda sentireste scoppiarvi le micce nello sfintere) e alla fin fine familiari e vicini di casa non vengono a tirarti giù la porta di casa quando alzi il volume per sentirlo da sotto la doccia. Pensando alla carne di Lisa K, magari.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro