HALF JAPANESE – Why Not? (Fire)  

Ho letto peste e corna sul nuovo Half Japanese. E così, tornatami in mente la favola della volpe e dell’uva che da piccolo mi raccontava mia madre, me ne sono innamorato perdutamente. E mi ci sono rimboccato le coperte adesso che Mark E. Smith ci ha lasciati tutti un po’ più infreddoliti. Why Not? l’ho trovato delizioso, più di tanti altri dischi dello strambo gruppo americano così poco amato che nessuno pensa più neppure ad aggiornargli la pagina su Wikipedia.

C’è dispersa, su tutto il disco, questa gioiosa serenità quasi rurale, contadina.

Come spiegarvela a parole non saprei.

Ma quando Jad Fair ci dice di provare tutti insieme a pronunciare la parola “yes”, a pronunciarla seguita da “we can”, la mente oltre ad Obama va ancora più indietro, verso quel sogno ottimista che loro chiamarono americano e che noi qui chiamammo onomatopeicamente boom.

Che passava una macchina fotografica e sorridevi.

Passava una cinepresa e sorridevi il doppio.

E sorridevi davvero.

E c’era sempre un pozzo da dove poter tirare su acqua pulita.

E le tette erano ghiandole, non presine per le teglie da forno.

Sul nuovo disco degli Half Japanese questo entusiasmo si sposa ad una musica sorniona, non più strampalata come quella degli esordi. Come quei contadini che si mettono il vestito buono per andare in chiesa la domenica. E tutti li riconoscono comunque. Ecco, ancora oggi, in questa miscela tra il folk di Jonathan Richman e le pastiglie biologiche dei Feelies, quando passano gli Half Japanese li riconosci.

E ti viene voglia di fare gara a chi piscia più lontano, proprio come quando giocavamo nei campi e l’ottimismo non ce lo dovevano spiegare coi tutorial o coi libri per diventare leader. Ne’ tantomeno la musica ce la spiegava gente che non sa neppure fare o col bicchiere, come me.  

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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2 thoughts on “HALF JAPANESE – Why Not? (Fire)  

  1. Avevo snobbato il precedente e stavo per riservare lo stesso trattamento anche a questo. Meno male che non l’ho fatto, perché hai ragione, è davvero bello (ed è bello anche il precedente). Non divide le acque in due, ma è un buon compagno di strada: lo consiglio vivamente sulle quattro ruote.

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