PAOLO CONTE – Paolo Conte (CGD)  

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Paolo Conte è, più che un cantautore, uno stato d’animo.

Questa è l’enorme distanza, impossibile da coprire, fra lui e gli altri.

Paolo Conte racconta un mondo tutto suo, un mondo elitario, atavico ed appartato, tutto vissuto fra stanze d’albergo, teatri, calici, orchestre e sale da ballo. Un mondo impermeabile ai fatti di cronaca, alla politica, agli astrusi viaggi filosofici e che del mondo esterno accetta o subisce solo le lusinghe o gli inganni meteorologici. Vento, sole e pioggia servono da coreografia all’intimità delle vicende, accentuano il dramma, i toni grotteschi, la malinconia, la comicità della sit-com che l’Avvocato racconta in fotogrammi sempre diversi ma tutti legati al tema della pellicola, creano un microclima da acquario umano dentro cui i protagonisti delle storie del cantautore si muovono come pesci bipedi ammiccanti e taciturni che si corteggiano senza mai cedere del tutto all’affondo carnale ma concedendosi invece totalmente alla passione meretrice e adulatoria che sottende alla passione, la accende e la governa.

Nell’84 se ne esce con un disco omonimo, l’ennesimo, che sembra un eccesso di modestia e che invece è un trionfo di poesia. Un disco dove quel mondo invade ogni cosa e straripa, ci sommerge e ci trascina dentro facendoci “abitare” quelle storie, come se ne fossimo i protagonisti e ci guardassimo muoverci dentro quel film, raggiunti da quella confidenzialità che ci mette in grado di immedesimarci in quegli odori e in quei suoni fino a sentirli veramente, fino a permetter loro di cambiare l’arredamento della nostra stanza rendendolo sovrapponibile a quello tutto ciniglia e taffetà che Paolo Conte descrive con raucedine ammiccante.

Portandoci nel suo mondo. Che è un mondo incantato di uomini e di donne. Del tutto diverso da quello che vedremmo scostando quelle pesanti tende di velluto.        

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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