DEAD VIBRATIONS – Dead Vibrations (Fuzz Club)  

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Il nome, con appena due singoli in formato 7 e 12 pollici, è abbastanza nuovo. E del resto i Dead Vibrations di Stoccolma suonano da tre anni scarsi, anche se la loro musica sembra piovere da quello stesso cielo elettrico da cui tuonò tempesta negli anni Ottanta e poi, ciclicamente, per tutti i decenni a seguire.  

Fuzzy-shoegaze impattante, con le chitarre che soffiano con accanimento sui mulini a vento della distorsione più satura, spinti da una sezione ritmica aitante. Al suono oppressivo della chitarra “madre” fa da contrasto una seconda chitarra che si apre a piccole progressioni armoniche che si alternano alla voce guida, sgravandola dell’onere dell’inciso oppure, come nella bella Void, gemellandosi al cantato e trovando sempre un’abile via di fuga melodica tumida e vaginale.

Le sette tracce di Dead Vibrations lavorano tutte in maniera simile, con una tecnica “a calco”. Una colata caldissima e densa di bave fuzz che faranno la gioia di quanti ai Velvet Underground non hanno mai perdonato la scelta di aver spento gli amplificatori.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro