SUBSONICS – Flesh Colored Paint (Slovenly)  

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Mentre il mondo del rock continua a scommettere su reunion di vecchi bifolchi pur di sopravvivere a se stesso, fuori dal ring i Subsonics di Atlanta sono arrivati al loro ottavo album, ennesimo tripudio di rock ‘n roll felpato come le babucce di Marc Bolan. Prodotto da Rocio e Matt Verta-Ray, Flesh Colored Paint è un piccolo gioiellino che riporta alla mente il punk-rock “d’autore” dei Modern Lovers. Ascendenze al rock metropolitano che non si fermano lì, ma che ovviamente arrivano fino a Lou Reed (Permanent Gnew suona come i White Stripes alle prese con i Velvet Underground), all’Iggy Pop urbano di Kill City e, grazie alla voce androgina e alle vocali allungate di Clay Reed, al Tirannosauro inglese, nei limiti e nelle dosi che possono essere utili o funzionali a non snaturare la natura garage ‘n roll del terzetto americano, risolta in quattordici canzoni brevissime (solo cinque superano i due minuti, e in almeno tre casi neppure di molto) e assimilabili come un bicchiere di maltodestrine.

Canzoni che conquistano senza dover per forza azzannare la carne. Senza far chiasso inutile. Aspettando solo che siate voi stessi a tirar via i jeans.    

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

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