LUCIO BATTISTI – E già (Numero Uno)  

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Per tutti gli anni Settanta nessuno riesce ad affondare Lucio Battisti. Il cantante di Poggio Bustone ha sempre un salvagente che riesce a riportarlo a galla dalle critiche e in ogni casa, non solo in quelle di area medio-borghese, c’è un disco di Battisti conteso fra adolescenti e genitori.

Così, all’alba del decennio successivo, Battisti decide di affondarsi da solo. Letteralmente, pure. Che le immersioni con il nuovo amico Adriano Pappalardo diventano la sua nuova ossessione, forse più forte della passione stessa per la musica.  

Il 4 Luglio del 1980 fa la sua ultima apparizione in pubblico, rispondendo sempre molto timidamente all’ultimo applauso come se fosse il primo.

Quindi infila Mogol nel tritacarne.

Quando infine consegna alla Numero Uno le nuove canzoni scritte con la moglie e suonate esclusivamente su macchina, impone all’etichetta di non fare nessuna promozione. L’unica concessione riguarda, e sarà l’ultima volta, la pubblicazione di un singolo. Nessuna intervista, ancora una volta nessun tour, nessuna apparizione in tv o nei falò dove cantano ancora di bionde trecce che per lui sono diventate corde di canapa. Neppure indiana.

E già è il disco baricentrico tra il Battisti delle canzonette da mandare a memoria e quelle ermetiche che arriveranno a breve. Battisti riedifica completamente il suo personaggio e il suo modo di pensare le canzoni. Come era stato per Anima latina, lavora sull’impenetrabilità delle canzoni e le fa loro scudo. Ma stavolta con una freddezza tutta inedita che troverà una specularità tematica e timbrica nel disco pubblicato proprio da Pappalardo lo stesso anno, con Battisti accanto.

L’addio alla terra e l’abbandono definitivo al mare.

L’imperativo è ripartire da zero, ripartire di nuovo, ripartire da un isolamento dorato, distribuendo indizi lungo tutte le canzoni per non creare alibi quando sarà il momento di alzare un muro ancora più alto. Un disco dalle intenzioni sacrosante ma dai risultati non esattamente esaltanti. E già è tuttavia incapace di reggere artisticamente la rivoluzione personale che lo anima e si rivela irritante non tanto per il coraggio artistico che esibisce (chi altri ha mai tentato un’operazione simile avendo gli stessi numeri e la stessa popolarità di Battisti?, NdLYS) quanto per la banalità dei risultati che dovrebbero suffragare una scelta così ardita, risultando alla fine lezioso e “scivoloso” almeno quanto buona parte dei “panetti di burro” che simbolicamente la moglie dichiara definitivamente finiti durante l’ultima cena con Mogol.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro