XXXTentacion – ? (Bad Vibes Forever)  

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Paradossalmente, ma neppure tanto, la violenta morte di XXXTentacion ha dato credibilità al lavoro di Jahseh Dwayne Onfroy, ne ha certificato l’onestà. Cosicchè quando la polizia scientifica della Florida ha chiuso il suo giovane corpo imbrattato adesso non solo di inchiostro nella sacca per cadaveri, il rumore macabro di quella zip ha coinciso col suono di una biro che scorrendo sopra un foglio sigla il suo patto con la coerenza. La vita vera che sovrappone la sua ombra spietata sulla stessa sagoma di quella raccontata, riempendola fino all’orlo.  

Assieme alla sua bocca, si sono chiuse migliaia di altre bocche. Che si apra pure qualche paio d’orecchie è previsione facile e scontata. La morte altrui porta più curiosità che dolore, dopotutto. Se è quella di un criminale poi, immaginate in che proporzione.

? rimarrà dunque l’unico album dei tre promessi da XXXTentacion per questo 2018, anche se è molto probabile che si cercherà nei suoi cassetti fino a svuotarli di ogni mutanda usata e non, pur di stendere al vento i suoi panni.

È così molto ragionevole pensare che in molti si avvicineranno alla trap partendo proprio da ?, trovandone in realtà molto poca, seppure ce ne sia in percentuale in dosi maggiori rispetto all’album precedente, dove l’angoscia di XXXTentacion innescava il suo processo di autodifesa lasciando cadere dai rami ballate depresse e fragili come rinsecchite foglie in autunno. Scorci acustici che si ritrovano copiosamente distribuiti anche su questo nuovo disco, quando la pioggia di coleotteri elettronici cessa di cadere o lascia spazio ad un’acquerugiola che bagna senza inondare. Il passato irrisolto dell’autore continua a penetrare oltre che nelle atmosfere anche nelle liriche del disco, immergendosi spesso in una solitudine spersa che è simbolicamente affine a quella altrettanto torbida dei Radiohead affidando a voci altrui i momenti che hanno l’autosufficienza che permetterà qualche passaggio radio (I Don’t Even Speak Spanish Lol o Infinity ad esempio).

Il resto è spesso suonato come sulle grucce. Una per il dolore interiore, una per un corpo affaticato dal tormento.  

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

 

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