SONNY VINCENT – Cyanide Consommé (Big Neck)  

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Conosciuto più per il suo lavoro di chitarrista al fianco di Moe Tucker durante gli anni Novanta che per le sue produzioni, Sonny Vincent è uno dei reduci più in forma della stagione punk newyorkese. Cyanide Consommé, realizzato con una formazione diversa per ogni canzone (tra cui i cameo di Scott MacKay e Scott Asheton degli Stooges), non sfugge a questa considerazione e neppure alla regola  che lo vuole circondato dal fior fiore dei musicisti ad ulteriore conferma del meritato rispetto di cui Vincent gode fra le vecchie e nuove leve del rock più sanguigno (Rat Scabies, Dave Vanian, Rocket from the Crypt, Robert Quine, Kim Shattuck, Cheetah Chrome, Richard Lloyd, Javier Escovedo, Thurston Moore, Greg Ginn, Glen Matlock, Captain Sensible, Dave James, Ron Asheton, Wayne Kramer, Richard Hell, Don Fleming, Chris Romanelli, Jim O’Rourke, Bob Stitson, Scott Morgan, Brian James sono solo alcuni dei nomi che lo hanno accompagnato nelle sue avventure).

Come per tutti i reduci di quella stagione, nessun disco di Sonny è un disco epocale ma l’ex leader dei Testors  può vantare una discografia di valore cui questo Cyanide Consommé si aggiunge con grande dignità. Un altro di quei dischi che verranno snobbati dalle riviste di settore, attente a smazzare in redazione i promo di qualche innocua formazione post-qualcosa ma del tutto impermeabili a una pioggia Detroitiana come quella di James Brown’s Evil Son e attenta a non farsi spaccare le ossa da una cosa come Washington Square Park Incident. Se invece a voi, come me, piace sguazzare in quella merda, Cyanide Consommé potrebbe rivelarsi una latrina da stazione di servizio dove fermarsi per scaricare la prostata mentre scorrete sulle piastrelle le scritte di Radio Birdman (Just Like Penguins), Saints (Part 2 Screw You), Heartbreakers (Give You More), Damned (Snort My Snot) o di quegli altri bastardi scordati dal mondo che sono i Dogs (Canine, con quella fantastica solista che si posa morbida su un riff circolare come nei migliori torni delle officine di Detroit).

Lontano dai riflettori Sonny Vincent continua a perpetuare il sogno, l’energia, il senso di un’epoca, continuando a sporgersi dalla balaustra, ciondolando i piedi nel vuoto di una città che continua ad ignorarlo.    

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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