HOT SNAKES – Jericho Sirens (Sub Pop)  

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In musica come in amore non credo nei ritorni. Però, essendo una persona cortese, ascolto cosa hanno da dirmi vecchie fiamme di entrambe le fazioni.

E suonando alla porta gli Hot Snakes non potevo non aprire.

Tanto più che per annunciare il loro arrivo si sono assiepati come gli israeliti davanti alle mura di Gerico. Suonando stavolta le sirene.

E diciamo subito che non me ne sono pentito. Jericho Sirens è un ottimo album, subito inaugurato da un grande attacco nel tipico stile degli eroi di San Diego, con quelle chitarre mormoranti sulle cui corde sembra essersi accumulata la ruggine della chitarra di Greg Sage e quel tiro ritmico sempre incalzante. Il primo pezzo da ricordare e da inserire nelle eventuali raccolte personali dedicate alle canzoni dell’anno è però qualche solco più avanti, ed è quello che intitola l’intero lavoro, con le sue chitarre che progrediscono e retrocedono saltellando zoppe e dal cui marasma viene fuori un bel chorus che ogni band al mondo avrebbe pensato di allungare per metà della canzone ma che invece gli Hot Snakes ci concedono solo per una manciata di secondi, portandocelo subito via dal tavolo, lasciandoci a leccare il legno. Altro piccolo capolavoro è Psychoactive, tesissima come fili del bucato su cui sono stese camicie di flanella e magliette grondante sangue hardcore.

Una tensione emotiva e musicale che non si arresta mai, sempre condotta con lucida e accigliata destrezza sul filo del rasoio. I compagni di scuderia Mudhoney potrebbero davvero rischiare di annegare nel fango, stavolta.    

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro