THE ARTWOODS – 100 Oxford Street (Edsel)  

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L’100 Club e gli Artwoods nascono a Londra, praticamente in simultanea, sul far della primavera del 1964 anche se il debutto della band su quell’ambìto palco risale al Gennaio del 1966. Entrambi, il locale e il gruppo messo su dal fratello maggiore di Ron Wood, sono ossessionati dal suono black americano. Blues, jazz, R&B, soul, ritmo, sudore sono penetrati dentro quelle assi di legno e quelle mura sin dal secondo conflitto mondiale, quando in quella sorta di bunker all’epoca chiamato ancora Mack’s militari in libera uscita e civili che invece volevano sentirsi al riparo dai bombardieri si riunivano nelle sue cantine al grido di Forget the Doodlebug! Come and Jitterbug! (dimentica le bombe! Vieni a ballare lo swing!, NdLYS).

Art Wood dal canto suo ha imparato a flettere la voce in maniera adeguata facendosi le ossa nella Blues Incorporated, la nave-scuola del blues bianco inglese. E, nel ’64, decide di “mettersi in proprio”, chiamando a raccolta alcuni amici fra cui un ventitreenne Jon Lord e facendo degna concorrenza ai Birds, la band del fratello rispetto alla quale hanno un suono più “groovy” e più vicino ai canoni del blue-eyed soul pur presentando ottimi slanci di cattiveria (l’assolo “strappato” di Sweet Mary, il beat di un classico stomper come I Take What I Want). Con il tramonto della stagione delle cover e nell’incapacità di reggere il passo con i vari Animals, Them, Kinks, Beatles, Rolling Stones, Manfred Mann che si stanno emancipando cominciando a scrivere grandi pezzi autoctoni, la Decca però se ne disfà prontamente sancendo di fatto la fine del gruppo che di fatto diventa una delle tante meteore dell’epoca. Ma una meteora di cui val la pena guardare la scia mentre falcia il cielo o immaginarne la coda riascoltandoli anni dopo attraverso questa bella raccolta messa su dalla Edsel pescando dai vari singoli e dall’unico album Art Gallery.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro