LAME – Alone and Alright (Alien Snatch!)  

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20 Marzo 2018: mentre voi vi apprestate ad entrare nella vostra abituale SPA con ai piedi le vostre infradito Gucci da 400 Euro e il costume con il logo più grande di quanto il vostro pisello potrà mai aspirare ad essere, noi ci rotoliamo nel fango.

E subito dopo, quando invitate i vostri amici in veranda a parlare del nulla davanti ad un apericena che non è aperitivo e non è neppure cena, ma una via di mezzo, proprio come voi, noi ci acquattiamo nel nostro cesso a cagare qualcosa che a voi somiglia.

Da soli.

Da soli e va bene.

Splendidamente bene.

Perché voi appartenete a quelli cui piace tutto: il blues (ma quello di Eric Clapton), il rochenroll (ma quello di Ligabue), il minimalismo (ma quello di Ludovico Einaudi), il soul (ma quello di Mario Biondi), l’hip-hop (Jovanotti è hip-hop, giusto?), il gezz (qualsiasi cosa, basta che sia suonato da bianchi), i cantautori (Antonacci, che ai suoi concerti le signore già in menopausa pare concedano ben più che una strusciata), la La ung, La La Land. Tutto. Persino la birra analcolica e lo skunk light che puzza di merda di capra.

Noi invece non andiamo tanto per il sottile. E ci meritiamo tutte le robe imprecise di questo mondo. Gli assoli con le note tutte sbagliate, le batterie che fanno fracasso, le motociclette che fumano d’olio di ricino, le donne col costume rattoppato, le spiagge libere con i pakistani che ti vendono l’accendino già consumato a metà e gli chalet che entri con la sabbia ai piedi ed esci pieno di schegge di legno ficcate nell’alluce e nel tallone. Le metropolitane affollate e l’odore di salumeria stagnante quando inviti a casa un numero di amici superiore ad uno. Che uno vale uno per quelli che adesso hanno gli stessi abiti di quelli che han cacciato via, ma per noi vale uno anche quando siamo in dieci a caricare l’aria di merda rock ‘n roll.

Noi ci meritiamo il nuovo disco dei Lame. Che in inglese sta per zoppo. E noi ad averli praticati, abbiamo imparato a zoppicare. Voi, attenti a non scivolare quando uscite dalla Jacuzzi. Che noi, prima di uscire, abbiamo fatto pipì sul parquet.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

THE GHIBLINS – Surfinia (Area Pirata) / THE BRADIPOS IV – Lost Waves (Area Pirata)  

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Prima di serrare le imposte per la stagione estiva, Area Pirata ci saluta con un paio di produzioni che della bella stagione hanno tutto l’odore e la voglia di fregarsene di tutto il mondo creato andandosi a rifugiare in un microcosmo dominato dalle onde e popolato da esotiche creature zoomorfiche metà donne e metà marziane. Nel caso dei Ghiblins di Piacenza, che raccolgono il testimone dei Diabolico Coupé, questo pianeta prende il nome di Surfinia. Ce lo descrivono, muti, facendoci percepire il barrito dei pachidermi e il rumore delle placche dei rettili marini che di certo lo abitano assieme alle altre creature amene. Riverberi e risacche primitive riempiono gli anfratti delle sei canzoni del loro debutto, analogamente a quanto accade nel quarto album dei Casertani Bradipos IV, sebbene il suono di Lost Waves sia meno crepitante e solare. Il mare nella loro città non c’è ma i bradipi riescono a portarci addirittura l’oceano e il fragore delle sue onde. L’immaginario, rispetto alle produzioni che li vedevano impegnati in una “rivisitazione” del patrimonio musicale locale, torna ad essere quello dei grandi spazi americani, Californiani in particolare, come nella tradizione del genere. Genere di cui peraltro i Bradipos IV sono tra i migliori a livello mondiale. Questo album ne è l’ulteriore riprova. Attenti a chiudere le finestre di casa, prima che una mega-onda arrivi a sommergervi mentre siete in panciolle aspettando la prova costume. Quella delle donne, si capisce.    

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro