LINO E I MISTOTERITAL – Dischi per fiaschi (Again)  

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La scuola era quella degli Skiantos. Analoga la città di provenienza, analogo l’incontro tra i banchi del DAMS. Siamo però negli anni Ottanta, nel bel pieno della musica demenziale che porterà alla fine del decennio all’istituzione del Festival di Sanscemo (non è un refuso, NdLYS) a cui i Mistoterital parteciperanno proprio nella prima edizione (assieme ad altri nomi improbabili come Le Trombe di Eustachio, I Figli di Guttuso, Edipo e il suo Complesso, Persiana Jones e le Tapparelle Maledette, i Powerillusi e gli Skiantos come “superospiti”). Su quel palco la band bolognese porterà Sussidiario, una delle canzoni del loro disco di due anni prima. Si intitola, molto ironicamente, Bravi ma basta. Fa il paio con Altri nani, l’altro album pubblicato tre anni più avanti per la Diva Records dopo gli screzi con Alabianca (che infatti inviteranno molto candidamente ad “insultare” nelle note del disco) e che costituiscono, oltre che le uniche testimonianze su supporto discografico della formazione, l’ossatura di questa raccolta (la seconda curata da Again, dopo aver messo insieme, su Fischi per nastri, tutto il materiale recuperato dai nastri dei primi anni) che comprende anche gli inediti dell’ultimo periodo, qualche estratto live e la famosa “intro” di Sandro Ciotti che all’epoca venne esclusa dalla scaletta finale di Altri nani, Due album un po’ fiacchi per dire la verità, nonostante il culto che li avvolge, coi suoni ben curati e ben vestiti e molti testi in rima baciata che però non è che strappassero tutte queste risate. Non a me, perlomeno. L’approccio è quello onnivoro che poi le Storie Tese avrebbero portato a livelli tecnici stratosferici ma che qui non va oltre ad una capace ma impersonale serie di numeri che si trascinano da uno stemperato funky/soul da pizzeria al rock all’acqua di rose della Steve Rogers Band, passando per qualche svagata influenza beat, ska e punk che se sulle demo lasciava qualche unghiata, adesso che è stato tutto rifinito perbene, non lascia neppure un livido. Sono insomma quelle che io chiamo “musiche scacciapensieri”. Quelle per cui non ti strapperesti mai un vestito di dosso. Al massimo, riescono a strapparti un sorriso. Che, dopotutto però, non è poco.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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