FLUXUS – Non si sa dove mettersi (autoproduzione)  

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Riff Helmetiani indossati come un’armatura e le dita puntate agli occhi di chi si finge cieco per viltà o per tornaconto. Come se gli anni Novanta non fossero mai passati. Rimasti, appunto, senza un posto dove mettersi. Fuori dalle case discografiche, dalle classifiche di vendita, dai concertoni dei sindacati dove lampeggiano i Rolex che sono le nuove luccicanti manette messeci ai polsi dai padroni.

Il ritorno inaspettato dei Fluxus riprende il discorso troncato col disco del porcellino di sedici anni prima. Riff tagliati col machete e la necessità fiera ed arbitraria, adesso diventata consapevolezza e acceso livore, di stare fuori dal mucchio mutuata dall’hardcore dei tempi migliori e rivendicata in undici canzoni che chiedono il conto delle promesse subite e mai mantenute accumulate negli anni.

Non si sa dove mettersi è insieme ferita e feritoia.

Recalcitrante mulo che piuttosto che ubbidire sceglie di strozzarsi con la bardatura dopo aver scalciato fino a sfondare il petto di chi voleva addestrarlo alla cavezza.      

Un disco che se non sai dove metterlo, puoi usarlo per fresare le pareti dentro cui ti hanno chiuso, e trasformare il tuo bunker domestico in una torretta da T-34.

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

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