WEEN – The Mollusk (Elektra)  

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Dopo il noiosissimo tuffo nella country music di 12 Golden Country Greats, i Ween regalano al mondo un immenso capolavoro snobbato dal mondo emerso (quello che lascia alle radio il compito di scegliere cosa ascoltare) e da quello sommerso (gli irriducibili che li vorrebbero, dopo tredici anni, ancora a trafficare con strumenti scordati, cassette e microfoni che non funzionano). Un disco dove chi non ascolta prog-rock ci sente del prog-rock, dove chi ce l’ha a morte con gli hippies da quel giorno che Biafra disse di ucciderli ci sente della musica da hippies, dove i nerd possono mostrare finalmente che si, è vero, sono miopi.  

E invece The Mollusk è un disco dove tutto quel che una volta finiva in burla, finisce per trovare una classicità maestosa e quasi beatlesiana. Una sorta di riassunto delle puntate precedenti. Non necessariamente le loro, sia chiaro. Che può capitarti di incrociare gli XTC (Ocean Man), i dEUS (Mutilated Lips), i They Might Be Giants (Waving My Dick in the Wind), i Pogues (The Blarney Stone), i Devo (I’ll Be Your Jonny on the Spot), gli Eels, i Camper Van Beethoven, Julian Cope, i Pavement, Frank Zappa, la caricatura dei Beatles quando erano già una parodia essi stessi e un ostentato paradigma pinkfloydiano come Buckingham Green.

Una bouillabaisse di cefali, mitili e molluschi. Come nella tradizione dei Ween. Solo, preparata in una cucina dotata di ogni accessorio e con la carta dei vini che rischia di farti spendere quel che prima accompagnavi con una birra del discount.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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