ARETHA FRANKLIN – Aretha Now (Atlantic)  

Quando arriva nei negozi Aretha Now, Aretha Franklin ha da pochissimo compiuto 26 anni ed è già al quindicesimo album. Sono gli anni in cui i contratti con le case discografiche non prevedono un disco ogni due anni, come la norma attuale, ma bensì una spremitura stagionale che può portare a tre, quattro, cinque raccolti annuali. Fuori c’è un pubblico giovane e affamato da saziare e Aretha è una che può sa scatenare e domare le folle. Che abbia abbandonato la musica sacra per dedicarsi al repertorio godereccio del soul, conta poco. La consacrazione era arrivata l’anno precedente, quando sfila dalla tasca di Otis Redding la sua Respect e mette in atto uno dei furti più clamorosi della storia della musica popolare e sulla cui destrezza lo stesso proprietario spenderà parole di elogio ed ammirazione.

Aretha Now è però il disco che le fa conquistare la copertina del Time, un privilegio che l’anno prima era stato appannaggio dei Beatles. E, assieme alla copertina, conquista tutto il popolo americano, anche quello che Time non lo legge e non può comprarselo. Raggiungerà abbondantemente le 40 milioni di copie, man mano che i protagonisti della vita reale si alternano sulla giostra delle copertine del Time.

Un disco che tocca i cieli della perfezione, che è soul elevato a potenza, contagioso di vitalità sfrenata. E questo a dispetto delle “varianti” escogitate dal produttore Jerry Wexler in sede di registrazione, spostando alla chitarra un virtuoso del basso soul come Tommy Cogbill e costringendo la sezione fiati a spingere come dei zampognari per coprire qualche difetto e nonostante le stringate sessions di incisione (cinque giorni, ovvero il tempo impiegato mediamente dai cantanti contemporanei per buttare giù una strofa). Think, See Saw, Night Time Is The Right Time, I Say a Little Prayer, A Change, I Can’t See Myself Loving You sono tutte le bugie peccaminose di cui uomini e donne hanno bisogno per sentirsi amati.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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