MARLENE KUNTZ – Il vile (Consorzio Produttori Indipendenti)  

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In fondo la canzone-capolavoro della loro carriera i Marlene Kuntz l’avevano scritta già all’avvio della loro avventura. E anche se all’inizio era un già di per se bellissimo brano che durava appena tre minuti e mezzo e pagava pegno più a quanto fatto dai CCCP Fedeli alla Linea e dai Disciplinatha qui in Italia che ai Sonic Youth nel resto del mondo, Ape regina si ergerà nella sua monumentale e trionfale statura nel bel mezzo del secondo album della band cuneese, contribuendo a farne l’opera migliore della sua discografia. Nel frattempo, nei cinque lunghi anni che lo separano dalla sua nascita, quell’imenottero si è allungato di quasi il doppio.

Il suo volo si è fatto più pesante, il suo zampettare più inquieto.      

Ape regina è un brano dal climax drammatico e intenso, una folgore dalla scintilla infinita che una volta scoccata lascia bruciare con strazio sadico le ferite aperte causate dagli abbandoni definitivi.

A farle da cornice ci sono altre dieci canzoni meritevoli di quel ruolo. Uragani di rabbia come Retrattile, E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare, Cenere,  piccole tormente d’amore come Ti giro intorno e Come stavamo ieri e psicodrammi come Il vile e L’agguato.

Un tappeto di velluto e setole di maiale a raschiare le piante dei piedi, chitarre nude, storpie e sexy come nei dischi di Sonic Youth e Girls Against Boys.  

Ora i Marlene Kuntz possono stare loro accanto.

Sedendo sul loro stesso divano.    

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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