AT THE DRIVE-IN – Relationship of Command (Grand Royal)  

17 Gennaio 2000.

L’inizio delle registrazioni del terzo album degli At the Drive-In sono una data profondamente simbolica.

L’ingresso nel nuovo secolo è un momento di riflusso con tutto il mondo del rock che, sgretolato lentamente dal post-rock, sembra definitivamente implodere su se stesso, inghiottito dall’elettronica,  disintegrandosi secondo i nuovi standard impalpabili di dischi come Kid A, Vespertine, Yankee Hotel Foxtrot e assistendo all’agonia artistica e al crollo strutturale di colonne come Fugazi, Helmet, Rage Against the Machine, Soundgarden, June of 44, Faith No More, Jesus Lizard.

Sopravvive, è vero, il sottobosco settoriale delle varie tribù che hanno nidificato trasversalmente la storia del rock ma gli At the Drive-In sembrano, in quel momento, gli unici in grado di riassumere in maniera efficace l’urgenza del rock alternativo degli ultimi venti anni e di guidarlo, grazie al supporto della Virgin che distribuisce e promuove il catalogo Grand Royal, sui terreni battuti dalle radio e dalle riviste con mano ferma e rubando di fatto il main stage ai rivali (International) Noise Conspiracy, depositari di un medesimo ed esplosivo connubio di politica, musica spigolosa e attitudine cool ma relegati ai palchi riservati ai gruppi indipendenti.  

In quello scenario, l’impatto di Relationship of Command fu davvero deflagrante. Come se la bomba a mano lanciata anni prima dagli MC5 avesse finalmente toccato suolo e fosse toccata a noi la sorte di assistere a quell’esplosione. Era come assistere al compiersi della storia e quel ricordo ci avrebbe introdotti al nuovo secolo appena inaugurato con la smorfia di compiaciuta ostilità che sembravamo destinati a perdere.

All’incrocio col nuovo millennio la musica degli At the Drive-In diventa di colpo immensa, inglobando tutto lo scibile rock del decennio che si è appena concluso, dall’emo-core al grunge, dal noise al crossover metal, senza in realtà suonare nulla di tutto ciò.  Man mano che si aprono le granate di Sleepwalk Capsules, Arcarsenal, One Armed Scissor con quel “Cargo Bay” che tutti cantammo “Kurt Cobain”, Pattern Against User, Invalid Litter Dept., Rolodex Propaganda, Cosmonaut, Catacombs la band texana sembra dire “ecco cosa sono stati gli anni Novanta, ecco cosa sarebbero potuti essere se non foste stati così inetti da lasciarli spegnere.”.

Era la sensazione bellissima, appagante e partigiana che brigate come Refused, RATM, Fugazi non avevano sprecato la loro missione, nonostante i loro aeroplani si fossero inabissati. Confortati dalla consapevolezza che la ruggine non avrebbe eroso le loro carcasse, salvando con loro anche una buona parte della nostra carena.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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