IVAN GRAZIANI – I lupi (Numero Uno)  

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Passando al setaccio tutti gli anni Settanta non sono tantissimi i casi di cantautori italiani che siano anche dei validi strumentisti. Ivan Graziani, assieme a Branduardi e pochissimi altri, è una di quelle eccezioni che confermano questo assunto. Quasi una mosca bianca.

Abilissimo chitarrista e gettonato session-man Ivan Graziani lavora a I lupi, il primo disco a definirne finalmente lo stile con cui diventerà famoso, con un curriculum di tutto rispetto. Ha lavorato con Venditti, De Gregori, Battisti, ha scongiurato per un pelo di diventare il vocalist ufficiale della Premiata Forneria Marconi ed è passato attraverso il beat e il progressive. Nel frattempo ha affinato una tecnica chitarristica invidiabile che trae spunto sia dalla tradizione folkloristica italiana che da quella di chiara ascendenza americana e britannica. Se nei tantissimi dischi dei “colleghi cantautori, eletta schiera” la chitarra è usata prevalentemente come accompagnamento e umile tappeto sonoro per le liriche, nei dischi di Ivan Graziani essa assume invece un carattere centripeto o perlomeno equipollente al contenuto lirico/emozionale. È come l’asta per l’atleta impegnato nel salto che dall’attrezzo usato prende il nome. Su quell’attrezzo ginnico Ivan Graziani costruisce la sintassi della sua musica, cesellando riff e strumming prevalentemente di timbro acustico o semiacustico ma con un carattere deciso, prorompente, vitale. Ne escono fuori piccole perle come I lupi, fantastico brano che coniuga il tema della diserzione con i richiami alle montagne abruzzesi da lui tanto amate, Motocross, Il topo nel formaggio, Il soldo e la malinconia struggente di Lugano addio, prototipo di una tristezza evocativa e di quelle numerosissime figure sfuggenti di donna che non mancheranno mai di fare capolino nei dischi del cantautore abruzzese.              

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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