LUCA D’AMBROSIO – La musica, per me (Arcana)  

Sei pagine. Centottantotto righe.

È l’introduzione che Luca D’Ambrosio firma per il proprio libro. Ma a cui potrei tranquillamente aggiungere la mia, tanto la sento affine, a conferma di un’appartenenza generazionale comune e di un sentire condiviso e condivisibile, pur vissuto a chilometri di distanza, ignari l’uno dell’altro. Potrei fermarmi addirittura ai titoli delle uniche due canzoni citate per sentire un brivido lungo la schiena. Oppure rileggere ancora una volta quelle due righe in cui D’Ambrosio spiega di quel suo atto d’amore e rispetto che accompagna lo spegnimento dello stereo.

Sono le sei pagine in cui Luca D’Ambrosio, contravvenendo ad una delle sue cifre stilistiche, si mette un po’ a nudo. Lui che, ancora una volta, è uomo al servizio della musica.

La musica, per me è un progetto che prende vita su Musicletter, periodico che gira online da più di quindici anni, e che ha adesso raggiunto la forma organica ed organizzata di un libro. Dentro ci trovate cinquanta artisti coinvolti dall’autore nel tentativo di rispondere ad un quesito formalmente banale ma che invece, proprio per il valore che la musica ha nelle nostre vite (anche la vostra, altrimenti non sareste qui. Anche la mia, altrimenti non sarei qui), è di una complessità assoluta. Sono nomi tra i più disparati, con un background diversissimo (Teho Teardo, Dario Brunori, Ghigo Renzulli, Mario Venuti, Enrico Ruggeri, Miro Sassolini, Militant A, Teresa De Sio, Fabio Cinti, Raiz, Dodi Battaglia, Rettore, Nada, ‘O Zulu, Lilith, ecc. ecc.) e storie più o meno durevoli immerse nel lungo corso della musica nazionale.  

Ognuno di loro offre la sua visione della musica, o di una parte di essa. Perché la musica è merce, è mistero, è memoria, è poesia, è collante sociale e riparo isolazionista, è arte ma anche mestiere, è fantasia ma è anche matematica, è rischio per molti e strade asfaltate per altri. È tante verità e tante menzogne messe assieme, confuse tra loro. È gesto di intesa e segno di separazione.

Qui ci sono cinquanta modi di vivere la musica. Anzi, cinquantuno. Voi leggetelo e aggiungete il vostro.      

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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