THE SOFT BOYS – Underwater Moonlight (Armageddon)  

Nel 1980 le api dell’alveare di Kimberley Rew e Robyn Hitchcock continuano a ronzare attorno alle arborescenze segrete di Syd Barrett, Gene Clark, Lou Reed e Captain Beefheart.

Underwater Moonlight è un carosello dove puoi cavalcare l’unicorno bianco, con addosso ancora gli anfibi a carrarmato sporchi di merda punk. Ma loro, i Soft Boys, non hanno anfibi ai piedi. Ne’ creste. Ne’ spille da balia ficcate sotto gli zigomi. Vestono con scarpe scamosciate, camicie a pois, magliette a righe e portano i capelli lunghi fin sulle spalle. Il batterista, orrore degli orrori, espone a bella vista addirittura un baffo.

Kimberley Rew e Robyn Hitchcock camminano pestando i fiori di Barrett ed ogni petalo esplode in un piccolo ombrello di fuochi d’artificio. Sono già tutto quello che saranno i That Petrol Emotion di Manic Pop Thrill anche se noi e loro lo scopriremo solo sei anni dopo.

Camminano sulle aiuole, Kim e Rob.

A volte zoppicando, come su Old Pervert.

Altre volte cantando come se fossero i Beach Boys o i Beatles (Positive Vibrations, The Queen of Eyes). Poi avvicinano le mani alla corazza di una tartaruga scoprendo che quella che stanno toccando è la gobba del Capitano Van Vliet.

Non gli porterà fortuna. E forse era meglio continuare a costruire i mandala con le corde rotte della chitarra di Jerry Garcia.     

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

 

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