Un disegno della madonna

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Controllate.

Magari ce l’avete in soffitta. O a casa della nonna, che però non la tiene in soffitta ma in bella vista proprio all’ingresso di casa.

Magari ce l’avete in cornice placcata con lo smalto color oro.

Oppure a doppio riflesso. Che la muovi e lei sembra vi parli. Che voi vi mettete in ginocchio e quella pare cullare il bambino.

Oppure ce l’avete in cartone, appoggiata semplicemente allo specchio del comò. Che quando voi scorreggiate lei cade e a voi vi sembra un miracolo.

E in effetti qualcosa di miracoloso, la Madonna del Ferruzzi ce l’ha.

Perché da quel giorno che il pittore Roberto Ferruzzi lo dipinse, la sua vita svoltò e l’immagine, un ritratto nemmeno troppo bello di una fanciulla qualsiasi chiamata Angela Cian con in braccio uno dei disgraziati quattordici fratelli della sua povera famiglia (una di quelle famiglie di mendicanti che stanno nelle baracche che molti affezionati fan della Madonna vorrebbero sgombrare), diventò il modello numero uno delle fake news. Che però non portò benissimo ne’ all’autore ne’ alla ragazzina ritratta in espressione estasiata: il Ferruzzi avrebbe guadagnato si una grossa cifra dalla vendita dell’immagine ma in realtà a farne un affare sarebbero stati gli acquirenti, tipografi di professione, che avrebbero riprodotto l’immagine in migliaia di esemplari e, con il benestare del clero, l’avrebbero distribuita a parrocchie e monasteri dopo averne registrato il diritto di riproduzione, in realtà estorto in maniera tacita. Non andò meglio alla “Madonna”, finita in manicomio dopo essere rimasta vedova e aver sentito tutte le minchiate che voi le avete rivelato in confessione, ne’ tantomeno ai figli di lei, finiti tutti in orfanotrofio. Probabilmente a bestemmiare.

La Madonna del Ferruzzi resta però lì. Nei secoli fedele come i Carabinieri. A sorridere dalle pareti di casa mentre vi genuflettete al suo cospetto. Felice di prendervi per il culo. 

Per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

Franco “Lys” Dimauro

 

LILITH AND THE SINNERSAINTS – The Black Lady and The Sinner Saints (Alpha South)  

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Non puoi disfarti dal peccato se non hai pentimento vero. Lilith, la “Signora Nera” dei Not Moving di Sinnermen torna dunque a circondarsi di peccatori, evoluti dallo stato larvale di uomini a quello di santi. Lilith non si è pentita. Infila la cannuccia nella sua coppa di fiele e assenzio e sugge a piccoli sorsi. Poi mette qualche ciuffo di muschio e tabacco nella pipa ed aspira a grandi boccate e si schiarisce la voce. Quindi si infila nello stagno, lei anatra nera, a tossire veleno in uno specchio d’acqua pieno di oche starnazzanti.

I Sinner Saints che la accompagnano sono un’accolita di gente che pratica il malaffare musicale, l’avanspettacolo decadente dei locali parigini e della Germania nazista, il fango blues che il Mississippi abbandona come pelle secca della muta del suo corpo di serpente quando le sue acque si ritirano, i ratti grigi che si muovevano tra i capannoni industriali di Detroit e le periferie di Londra, l’immorale jazz dai mille sospiri e dalle mille folate di fumo sparse come incenso nelle stanze da letto di mille amanti incestuosi, la musica delle borgate italiane e sudamericane che sono terre di conquista che nessuno vuole conquistare.  

Tutta gente dalle facce legnose che quando sorride lo fa malvolentieri, con l’alito pesante e il ghigno di chi conosce il gusto del peccato.

Tutta gente che conosce così bene il suo strumento da limitarsi a corteggiarlo perché lui tiri fuori la sua anima struggente.  

Si riuniscono come piccoli grumi di sangue attorno a Lilith per realizzare un disco borderline e viscerale come The Black Lady and The Sinner Saints. Pieno di nuvole nere. Di nera speranza. Di nera felicità.  

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro