GRETA VAN FLEET – Anthem of the Peaceful Army (Republic)  

0

A guardarli, così sbarbati da far invidia a una boy band, strappano un sorriso. Eppure i Greta Van Fleet sono la band chiamata a far conoscere i Led Zeppelin ai loro compagni di liceo e, ora che sono riusciti a pubblicare il loro album di debutto, ai coetanei di mezzo mondo, riconciliandoli con la discoteca dei loro papà. Riportando la pace in auto.

Un pezzo come The Cold Wind, ad esempio, non può non provocare brividi di piacere a chi ha passato la giovinezza tra i solchi di Houses of the Holy o Physical Graffiti. When the Curtain Falls, a seguire, crea anche una sorta di clone linguistico con uno dei pezzi più belli del repertorio Page/Plant. Se sapete quale, siete già caduti sotto la mannaia del gruppo del Michigan.  

Fughe chitarristiche, ballate acustiche di una vastità disarmante, una voce ancora acerba e stridula che però riesce ad inerpicarsi sui versanti scoscesi di cose come Brave New World, Watching Over o Lover, Leaver (Taker, Believer) (altro spudorato omaggio agli Zeppelin, stavolta quelli del primo album), una batteria potente e fantasiosa. Tutto nei Greta Van Fleet concorre a farne dei cloni assolutamente perfetti del gruppo inglese, sollevando la stessa polvere di entusiasmo sollevata anni fa dai Wolfmother e poi ridimensionata con altrettanta velocità. Una sorte che è probabile toccherà condividere anche ai Greta Van Fleet, se non riusciranno ad allontanarsi dalla fotocopiatrice in tutta fretta. Per ora si godono il momento e noi ci godiamo Anthem of the Peaceful Army e la sua lunga mantella zeppeliniana. Che a ben pensarci è un passato talmente lontano da giustificarne la nostalgia ben più di quella per gli anni Novanta che sta già dilagando fuori di qua.  

The song(s) remain the same. 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

Annunci