PETER SELLERS AND THE HOLLYWOOD PARTY – Early Years 1985-1988 (Spittle)  

Le coordinate orizzontali e verticali sono Chaotic Shampoo & Strange Rock ‘n’ Roll di latitudine e Spun Out of a Mind di longitudine. Come altitudine potremmo indicare The Devil and the Moon. Ma è un’altitudine variabile, come quella dei palloncini.

Dentro questa mappa dovreste trovare la magnifica residenza storica dei Peter Sellers and The Hollywood Party, una sorta di castello fatato nel cuore della Milano da bere. Nei suoi cortili quattro paggetti dai nomi improbabili vivono al riparo dal caos che uccide la città, facendosi scudo con un soffice folk-rock che ha la stessa filigrana un po’ matta di quello di Syd Barrett e di Robyn Hitchcock, mascherandosi da giullari di una corte inesistente con in testa una parrucca alla Brian Jones o un cappello piumato da bardo del Dylan del Rolling Thunder Revue, storpiandone le parole, imitandone il passo.

Se siete vissuti in quegli anni, in quei luoghi, dovreste ancora ricordarvene.

Early Years racconta oggi ai neofiti quella storia, anzi una parte di essa. Sono gli Hollywood Party “minori”, quelli che rimbalzando da una raccolta all’altra, da una demo ad una partecipazione fanno tanto di quel chiasso da far girare la testa anche a chi è distante da lì.

Peter Sellers and The Hollywood Party diventano una delle formazioni più stimate del neo-Sixties italiano. Ne rappresentano l’ala più morbida e anglosassone, scrivendo cose bellissime come e più di quelle che ho citato in apertura. Poi scompaiono, dilenguandosi in un nulla che solo il rientro in scena di qualche anno dopo ha reso meno romantico, mostrando i limiti umani di queste creature che noi credevamo discendenti da Odino o da qualche altro Dio.

Early Years è la mappa per ritrovare la magia di quella favola. Per chi come noi l’ha vissuta in bilico tra epica e realismo. Per chi era appena nato allora e oggi ha poche favole da sfogliare. Per chi non era nato ancora e magari ne scriverà altre ugualmente belle, ugualmente ricche di immagini floreali, scritte in carta increspata e inchiostro simpatico come questa.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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