BLACK MERDA – Black Merda (Chess)  

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Forse il gruppo-culto per antonomasia del catalogo Chess (che, diciamolo francamente, abbinato al nome della band crea in noi italiani una bizzarra e pecoreccia assonanza, NdLYS), i Black Merda erano una sorta di versione soul dell’Experience, band della quale si erano innamorati sin da subito, già quando si chiamavano ancora Soul Agents realizzando una versione funk di Foxy Lady che anni dopo qui da noi i b-boys scopriranno quando sarà usata come base per Italia di Lou X e dimostrando di essere già dei precursori di quel soul psichedelico che si farà strada con i Temptations, i Bar-Keys, i Parliament e Sly Stone. Il passaggio al nuovo nome, storpiatura color marrone di Black Murder, coincide con la registrazione come back-band dei singoli dell’eccentrico Fugi (colui che aveva cantato I’d Rather Go Blind ad Etta James quando questa era andato a trovarlo a San Quentin dove stava scontando una condanna per rapina a mano armata, NdLYS) per la Cadet, sussidiaria della Chess dentro la cui scuderia finiscono per calpestare ben altra merda, finendo per pubblicare un bellissimo album di debutto dove il loro curioso nome campeggia in tutta autonomia. Il loro amore per il soul sfigurato dal rock di Hendrix è un amore dichiarato da subito, già dall’introduttiva Prophet e poi via via ribadita sui voodoo psichedelici di Cinthy-Ruth, Ashamed o Good Luck.

Black Merda è una delizia mai più replicata dalla band, il cui secondo album vedrà storpiato non solo il loro nome ma anche la loro musica con l’innesto di arrangiamenti orchestrali che proveranno a vendere la loro “merda” anche alla gente ben vestita, senza peraltro riuscirci.

Voi provate a calpestare questa.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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