GL*XO BABIES – Dreams Interrupted (Cherry Red)  

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Non so chi sia l’autore della traduzione, che la Cherry Red si guarda bene da citare sia il suo nome che la fonte originaria (Piero Scaruffi, NdLYS), ma la gioia di stringere fra le mani questa bella raccolta dei Bristoliani Gl*xo Babies viene ridimensionata non appena si apre il booklet, scorrendo frasi illeggibili come “where flebili noises of foundation disturb a stentoreo rhythm” o “the only suggested tribalismo è but the emphasis is moved on the hidden rituali” che neppure l’Ufficio Sinistri della ItalPetrolCemenTermoTessiFarmoMetalChimica di fantozziana memoria avrebbe mai potuto partorire.

Meglio avrebbero fatto a questo punto affidarsi a Mr. Bean e far tesoro del suo silenzio e risparmiarci questa introduzione dislessica lasciando parlare direttamente la musica dei Gl*xo Babies o Glaxo Babies che dir si voglia (la “a” verrà oscurata  per evitare problemi con l’omonima casa farmaceutica, l’adesso famosa gsk produttrice fra l’altro del Voltaren®, dalla stessa loro label in occasione dell’uscita della raccolta Avon Calling, NdLYS), cani sciolti del punk d’avanguardia costretti a suonare con larga approssimazione il repertorio di band come Clash e Sex Pistols per accontentare un pubblico già incancrenito che reclamava a gran voce i “grandi successi” del punk da sotto il palco e a dover abdicare prestissimo dalle scene privandoci del loro sconcertante amalgama fra i Chrome e gli Chic subito dopo aver pubblicato il loro unico album, lasciando appunto il “sogno interrotto” come viene giustamente intitolata questa raccolta che mette insieme i pezzi dei primi singoli, Peel Sessions, improvvisazioni live. Alla faccia delle vostre White Riot e delle vostre Anarchy in the UK, che tanto alla fine siete finiti come tutti a guardare le sit-com in tivù e a portare i figli nelle scuole del regime, qualunque esso sia.   

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro