ALICE COOPER – Billion Dollar Babies (Warner Bros.)  

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In una delle stanze del Teatro-Museo di Salvador Dalí, a Figueres, c’è un minuscolo  Alice Cooper che gira dentro un cilindro di vetro. Gambe incrociate, ingioiellato e con una statua di Venere al posto del microfono. Il suo cervello è stato tirato fuori dal cranio e gira assieme a lui ma fuori dal suo corpo, condito con formiche e cioccolato. È l’Alice Cooper che con School’s Out è diventato nel 1972 il dominatore assoluto dello shock-rock e che ha appena pubblicato Billion Dollar Babies.

Cosa aveva visto Dalí in Alice Cooper? Un’anima affine, un perverso polimorfo simile a lui? Una versione tagliente, malvagia, negativa della bellezza raffaellita che lo aveva attratto da sempre? Un sogno erotico androgino proibito e quindi ancora più desiderabile, come quando da piccolo gli veniva impedito di accedere nei locali della cucina di casa? Forse tutte queste cose. Forse nessuna. Forse tutte e ancora altre. Nessuno può dirlo. Neppure loro, che di sicuro mentirebbero entrambi, pur se fossero entrambi vivi.

Billion Dollar Babies, l’album uscito in quel medesimo periodo, è l’ennesimo disco-commedia, una sit-com in cui i protagonisti incarnarti o descritti da Vincent Furnier si trovano invischiati in situazioni paradossali.

Travestiti, necrofili, odontofobici, suore ninfomani, candidati alla presidenza degli Stati Uniti (Elected gli portò allora DAVVERO una manciata di voti alle presidenziali poi vinte da Nixon e venne in seguito utilizzata per la vera candidatura di Furnier alle elezioni del 2016, con un programma elettorale che prevedeva tra le altre cose l’aggiunta della scultura di Lemmy alle celebri facce presidenziali del Monte Rushmore e il rientro forzato di Brian Johnson negli AC/DC, NdLYS), stravaganze e caricature assortite che favoriscono l’adozione degli Alice Cooper da parte del pubblico metallaro, senza che in realtà la formazione abbia mai abbracciato il verbo hard-rock. Come se la strega Cooper avesse davvero fatto un sortilegio.

Billion Dollar Babies e le sue bellissime Raped and Freezin’, No More Mr. Nice Guy, Mary Ann, Generation Landslide, Elected confermano invece gli Alice Cooper come i più credibili eredi del cabaret macabro e assurdo di Zacherle e Lord Sutch. A dimostrazione che Salvador Dalí ci vedeva meglio dei metal-kids.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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