YU KUNG – Pietre della mia gente (L’Orchestra)  

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A raccontare agli studenti di come Yu Kung avesse spostato le montagne ci avevano già pensato gli Stormy Six, presentando nei raduni dei Movimento Studentesco Milanese una canzone intitolata appunto Come Yu Kung rimosse le montagne. Da quello stesso Movimento, da quella stessa ideologia prende vita il progetto Yu Kung, una delle formazioni cancellate dalla storia della musica italiana in quanto fortemente antagonista e pesantemente sbilanciata verso quell’estrema Sinistra che per i democristiani puzzava di terrorismo brigatista.

Sarà proprio sotto l’egida dell’etichetta fondata da Franco Fabbri e dagli Stormy Six che gli Yu Kung avranno la possibilità di incidere un paio di album che sono dei capolavori assoluti della canzone militante e di protesta, quella che parla della storia taciuta, dei lavori sottopagati, degli emigranti, dei Pinelli appesi agli abeti di un Natale milanese più freddo di tanti altri.

Luoghi della memoria, allora ancora vividissima.

Luoghi della coscienza di classe che picchia sulle pareti di canzoni come Piazza Fontana, Il popolo è forte, Mineros.

Di quella stagione Marco Ferradini conserverà in ricordo una sciarpa rossa-rossa, mentre elaborerà altri più comodi e fortunati “teoremi”.

Musica da parata, musica da corteo, musica gloriosamente antifascista.

Musica per minatori, per contadini, per operai e per emigranti.

Musica per gente che vive tra le pietre e che pur di difendere un suo diritto, quelle pietre è disposto a lanciarle.

Come l’eroe del Liezi, il “vecchio pazzo” che spianò le montagne Taihang e Wangwu a colpi di zappa. Con un’ostinazione e una disciplina così forti e tenaci da muovere a compassione Dio. Lasciando agli uomini una pianura così vasta che non può essere coperta da occhio umano.       

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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