RAINBOW BRIDGE – Lama (autoproduzione)  

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Immagino che il repertorio del mancino di Seattle rappresenti ancora una fetta importante delle scalette dei concerti della band di Barletta ma discograficamente parlando, Lama è già il secondo lavoro che i Rainbow Bridge realizzano con materiale del tutto autoctono.

Sei brani in tutto (anche se uno è semplicemente una breve jam di “sputi” chitarristici di appena sessanta secondi) coprono i quaranta minuti del nuovo disco. Sei canzoni in cui l’”arte di manovra” hendrixiana è presente solo come ispirazione e non più come modello univoco, cosa tra l’altro già ravvisabile sul Dirty Sunday dello scorso anno ma che qui compie un ulteriore e decisivo passo in ottica di definizione caratteriale concedendosi il lusso del cantato, peraltro molto distante timbricamente e tecnicamente da quello nero e voodoo di Hendrix.  

Il suono triangolare pesa ovviamente in maniera decisa sulla sei corde del bravo Giuseppe Piazzolla ma il terzetto pugliese si muove da un lato avvicinando le schiene alle rocce stoner e dall’altra nuotando a bracciate piene dentro un increspato mare di deliziosa e liquida placenta hard-psych, come nella veramente notevole traccia finale, lunghissima ma mai arrendevole alla noia, premonitrice di prelibatezze che con pochissimi aggiustamenti frutteranno in maniera copiosa.   

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

 

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