TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – Sindacato dei sogni (La Tempesta Dischi)  

Caramella, Bengala e Calamita sono i tre gattini di ceramica immortalati sulla copertina del nuovo album dei 3ARM che allegrissimi non sono stati mai e morti men che meno. E che adesso, dopo più di venti anni di carriera, non sono più neppure ragazzi. Ma sono sempre in tre e sono sempre gli stessi: Davide Toffolo, Enrico Molteni e Luca Masseroni, con turnisti e produttori d’ordinanza. Ruolo, quest’ultimo, affidato stavolta a Matt Bordin dei Mojomatics/Spookies e il cui lavoro (produttivo ma anche come musicista aggiunto) rappresenta la vera novità di questo nono album, avendo in passato messo le sue mani al servizio di band come Pussywarmers, OJM, Rippers, John Woo e altre decine di formazioni lontanissime dall’universo musicale del terzetto di Pordenone.

Se due indizi fanno una prova, allora quello suggerito dal titolo che omaggia chiaramente i Dream Syndicate in aggiunta alla scelta del produttore prova chiaramente che i 3ARM hanno deciso di sterzare verso una direzione più roots. E in effetti canzoni come AAA cercasi (con tanto di armonica a bocca e chitarre slide) o Non ci provare (di chiara derivazione Wynn) vanno a parare proprio da quelle parti. Mentre in altri passaggi ci si sposta addirittura su prismi psichedelici e krauti mai tentati prima, come se i Tre Allegri Ragazzi Morti avessero messo per la prima volta piede sulla Luna.

Claudicando, come tutti gli astronauti.

Perché un po’ zoppicante lo è questo Sindacato dei sogni. Nel senso che a volte la pregevolissima sciarpa sonora (che evoca ricordi non solo americani ma anche squisitezze jangle britanniche di marchio Smiths/Commotions) che potrebbe strozzare quell’ormai un po’ stantio pop adolescenziale/esistenzialista tipico della formazione in realtà finisce per annodarsi su sé stessa lasciando una via di fuga pericolosa per canzoni come Bengala, C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno o Mi capirai (solo da morto) che sono i Tre Allegri Ragazzi Morti ancora vivi, se capite il senso dell’ossimoro. E noi, augurando loro lunga vita, aspettiamo che facciano un passo ancora più deciso di questo, che pur nella sua incertezza resta uno dei migliori che abbiano mai compiuto nella loro carriera.    

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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