THE REVERBERATIONS – Changes (Beluga)  

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Trasferirsi nel deserto per captarne le vibrazioni psichedeliche, qualora ci siano. È un po’ questa la tecnica scelta dai Reverberations per dare un seguito a Mess Up Your Mind, capolavoro sixties-punk di tre anni fa. Registrato con uno studio mobile proprio nel cuore del deserto del Mojave, Changes è il risultato di questo esperimento e del cambiamento in atto nel songwriting della formazione di Portland che li ha portati ad abdicare dal classico garage-punk del debutto per spostarsi in territori che se sono desertici dal punto di vista geografico, sono invece rigogliosi di flora psichedelica nei risultati artistici. Peyote, papaveri e funghetti psicoattivi crescono lussureggianti nel giardino di Changes, innaffiati da litri di arpeggi Rickenbacker, scale armoniche di organo Vox e mellotron e ricami orientali che ricordano i tappeti della Chocolate Watch Band, dei Dukes of Stratosphear e del salotto di Brian Jones come quello che si stende sotto il culo di Left Behind.

Il risultato raggiunge punte di eccellenza in Time Stops e Dreen Mushrooms mentre altrove sembra di ripiombare sotto le nuvole gonfie di spermaceto che attraversavano le Battle of the Garage degli anni Ottanta. Il giovane Greg Shaw sarebbe impazzito per loro. Io impazzivo più per il loro disco precedente.

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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