THE LOTUS EATERS – No Sense of Sin (Sylvan)  

1

Lasciati i Cure all’indomani di Three Imaginary Boys, Michael Dempsey trova asilo a Liverpool, presso il tempio dei mangiatori di loto Gerrard Quinn (per un breve periodo tastierista dei Teardrop Explodes, NdLYS), Stephen Creese, Jeremy Kelly e Peter Coyle, one-hit wonder consegnatasi alla storia degli anni Ottanta grazie al successo di First Picture of You, canzone neo-romantica con mezza idea, ma mezza idea buona, tanto da regalare alla band un transitorio successo che la Arista cerca subito di capitalizzare infilando il gruppo in studio per vedere se oltre a quella mezza, di idea ne hanno un’altra mezza da poter stiracchiare per tirarci fuori un album.  

E così tira qua e tirà là a dispetto di una coperta corta i Lotus Eaters sfornano No Sense of Sin, uno dei dischi che anticipa di dieci anni buoni il sound dei Travis e, nell’immediatezza, il pop garbato di Colourfield e Dream Academy anch’essi destinati a non lasciare che un evanescente ricordo nella storia della pop music inglese.

No Sense of Sin è insomma un tipico prodotto adolescenziale dell’epoca new-romantic, invaso da superficiali canzoni sull’innamoramento (non sull’amore, che è ben altra cosa) e sul senso pervadente dell’esclusione che è tipico di quell’età, un po’ come i pantaloni high-waisted firmati Jim Cavaricci e gli spolverini.   

Una new wave garbata, gentile e dagli occhi azzurri, sulla falsariga di quella esibita dagli Aztec Camera su High Land, Hard Rain e dai China Crisis su Difficult Shapes and Passive Rhythms, appena appena colorata da qualche artificio come le voci riprodotte col synth sul chorus di First Picture of You, la finta marimba che serve a You Fill Me with Need per assomigliare tanto ma proprio tanto alla Never Stop dei paesani Bunnymen o il pianoforte elettrico necessario a German Girl per fuggire dalla gabbia di Johnny and Mary di Robert Palmer in cui è andata a cacciarsi.

Un bene effimero, come il dono della bellezza. Che passa e se ne va. E ti lascia a guardare qualche foto in cui eruttava come fuoco che sembrava destinato a durare per sempre.  

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

 

Annunci