MASSIMO VOLUME – Il nuotatore (42)  

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Diciamocelo subito e francamente: qualsiasi cosa avessero deciso di raccontarci i Massimo Volume su questo loro nuovo disco, sarebbe andato bene. Lo sappiamo bene tutti, inutile mentire. Il motivo è presto detto: lo stile che si sono imposti sin dalla loro ormai lontanissima nascita è talmente peculiare che li autodefinisce senza bisogno che qualcuno si prenda la briga di farlo. La cifra stilistica del racconto personale ed intimo sostenuto da una rete musicale di pregiata trama o di spesso filo spinato post-rock è di quelle che ti impongono di schierarti o dalla loro parte o da tutt’altra, di amarli “in blocco” o di non amarli affatto.

Le “variazioni climatiche”, unica cosa cui la loro musica si fa permeabile, sono solo mutazioni d’accento, moti ondosi sopra i quali la barca del gruppo bolognese avanza ora in placida traversata, ora scossa come le navi di Enea sotto la maledizione di Didone.

Come nei romanzi che ci appassionano anche quando non sono appassionati, i personaggi raccontati da Emidio Clementi diventano uomini e donne a noi familiari se non per qualche ora almeno per qualche minuto, e in quell’istante  in cui passano ci regalano una frase universale da poter scrivere a margine sui nostri diari.  

Le loro storie diventano nostre, perché sono storie ordinarie.

Sono storie di gente che ci passa accanto, che ama, odia e poi se ne va.

Sono le raccomandazioni di mamma, le confidenze di un amico, i sogni di una generazione porzionati affinchè ogni singola comitiva ne abbia qualcuno da condividere e da trasformare in rimpianto o in rimorso comune quando gli anni concederanno il lusso del ricordo.

Il nuotatore è l’ennesimo viaggio senza artifizi in questa Italia romantica che un po’ affoga e un po’ nuota, che si rinnova rimanendo alla fine sempre uguale a sé stessa, che sogna e legge l’America ma che si porta sempre addosso un po’ degli odori delle lasagne di nonna, che raccoglie scampoli della sua memoria e ci tappezza le pareti, ci piastrella l’angolo cottura, ci tira su qualche film, qualche romanzo, ci copre i solchi di qualche supporto fonografico.

Un giorno, quando saremo adulti veri, metteremo i dischi dei Massimo Volume sullo scaffale dei libri.

In soggiorno.

Li ascolteremo coi nostri figli, con i nostri nipoti.

E con un’impuntura sottile cuciremo i nostri ai loro ricordi, trovandoli simili.

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro