THE ANDRÉ – THEMAGOGIA. Tradurre, tradire, trappare. (Freak & Chic)  

Il fenomeno, come accade sempre più spesso nel nuovo secolo, è sbocciato in rete. Il posto senza identità dove ci si commuove per tutto, ci si arrabbia per niente, ci si stupisce per qualcosa che al pub sotto casa ci farebbe inorridire.

Poi il fenomeno ha preso una sua identità. Anzi no, ha preso un’identità non sua e se l’è calata sul viso come a Carnevale con la maschera di Pluto. Ed ecco arrivare nei negozi il primo album di The André, che già detto così fa un po’ impressione. Già, perché The André si legge proprio come immaginate. E si ascolta come non avreste mai immaginato, ovvero come il De André degli anni Settanta.

THEMAGOGIA è un falso d’autore in cui l’ignoto folksinger veste di stracci poetici i santini benvestiti e ben pagati della nuova musica italiana, da Young Signorino alla Dark Polo Gang, da Ghali a Bello Figo. Con un risultato spiazzante. Facendo “themagogia” The André in realtà prende per il culo tutto, regalandoci l’ultima beffa, la barzelletta cattiva che potrebbe zittire e stizzire tutti.

“Lui” ce le avrebbe raccontate così, le canzoni che disprezzate, sembra dire.

E noi le avremmo ascoltate, gli risponde silenziosamente consenziente la nostra coscienza che fa a pugni con il disprezzo per una modernità che non comprendiamo e da cui ci sentiamo in obbligo di prendere le distanze.

THEMAGOGIA, che pure non ascolteremo più di due volte, ci regala quel rassicurante abbraccio di cui sentiamo nostalgia ora che uscendo di casa avvertiamo il pericolo alitarci al collo ad ogni passo, ad ogni sguardo, ad ogni auto che rallenta.

Ci sembra di guardare De André di spalle, come egli stesso si guardò partire prima della morte. E farci ciao dai paesi di domani, che sono già quelli in cui ci ha lasciati, orfani del futuro e prigionieri del passato.     

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

 

 

 

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3 thoughts on “THE ANDRÉ – THEMAGOGIA. Tradurre, tradire, trappare. (Freak & Chic)  

  1. È un giochino che dura poco: visto dal vivo e ci sono tutti i limiti. La voce è davvero impressionante, è bella ma poi ci si stufa. Ad esempio quando canta Amico fragile (stesso testo) non ci siamo proprio.

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